{"id":6755,"date":"2015-11-16T11:29:08","date_gmt":"2015-11-16T11:29:08","guid":{"rendered":"http:\/\/www.biodinamica.org\/?p=6755"},"modified":"2015-11-16T11:29:08","modified_gmt":"2015-11-16T11:29:08","slug":"seminiamo-e-piantiamo-cio-che-le-api-cercano-e-non-trovano-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/demo.idra.it\/biodin\/seminiamo-e-piantiamo-cio-che-le-api-cercano-e-non-trovano-2\/","title":{"rendered":"SEMINIAMO E PIANTIAMO CIO\u2019 CHE LE API CERCANO E NON TROVANO\u2026"},"content":{"rendered":"<p>di Luca Mion<br \/>\n<em>(Dal Primo Notiziario 2014)<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Un&#8217;emozione forte mi prende quando, come stamane, rileggo le poche pagine de \u201cL&#8217;Ape\u201d dal Libro degli Animali di Fabio Tombari, quarta edizione (\u201cper la giovent\u00f9\u201d), Mondadori, era il 1938. Pochi poeti scrittori muovono l&#8217;animo umano come Tombari e, nei suoi scritti, quanta saggezza e conoscenza del mondo vivente&#8230; Trasporto animico e saggezza incarnata: lo provo e la riconosco, anche con le mie api, ad ogni incontro con loro. E la giornata di sole di ieri, \u201ccalore-frutti\u201d da calendario biodinamico, \u00e8 stata cos\u00ec il secondo incontro dal sapore primaverile; le api s&#8217;affrettano quest&#8217;anno, un altro anno dal clima perlomeno insolito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non possiamo non riconoscere che il clima \u00e8 cambiato, sta cambiando: da noi  (siamo verso il corso del Piave in provincia di Treviso) ma anche altrove, gli inverni si sono \u201cammorbiditi\u201d, i mutamenti climatici sono spesso repentini e di grande intensit\u00e0, sono sparite le fitte nebbie, spesso un cielo velato ed un&#8217;umidit\u00e0 diffusa accompagnano le nostre giornate. Le api soffrono anche questo. Ne soffrono perch\u00e9 non sono abituate a mantenere anche d&#8217;inverno un ciclo attivo di covata, desidererebbero un seppur breve ma pi\u00f9 tranquillo riposo, che garantisca loro di sbarazzarsi almeno per un po&#8217; di tempo dei parassiti (come l&#8217;acaro Varroa destructor). Ne soffrono perch\u00e9 sono esseri solari e non amano proprio l&#8217;umidit\u00e0 diffusa nell&#8217;aria, si sviluppano nell&#8217;arnia e sulla colonia d&#8217;api troppi protozoi\/funghi (come il Nosema ceraneae o il recentissimo Crithidia mellificae). Ne soffrono perch\u00e9 le violente variazioni climatiche e le brevi \u201cfinestre\u201d di tempo utili per la bottinatura (in particolare nel periodo primaverile quando la raccolta di polline per la covata nascente \u00e8 di fondamentale importanza) non permettono loro di garantirsi scorte adeguate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L&#8217;aridit\u00e0 del paesaggio agricolo che spesso incontriamo, sempre pi\u00f9 monospecifico, dove si assecondano di anno in anno le indicazioni colturali che provengono dall&#8217; \u201dalto\u201d, offre un territorio sempre pi\u00f9 spoglio di siepi, sempre pi\u00f9 povero di fiori, sempre pi\u00f9 inquinato. Ma non \u00e8 una situazione isolata della nostra realt\u00e0 padana:<br \/>\n&#8211; nell&#8217;ultimo rapporto sui cambiamenti climatici stilato dalla <span style=\"text-decoration: underline\">Commissione IPCC<\/span> (Intergovernmental Panel on Climate Change) delle Nazioni Unite, sintesi di un lavoro di studio di 2500 esperti del settore di tutto il mondo si evidenzia che l&#8217;uomo sta inesorabilmente alterando le condizioni climatiche del nostro pianeta;<br \/>\n&#8211; dall&#8217;ultimo Rapporto dell&#8217;<span style=\"text-decoration: underline\">Agenzia Europea dell&#8217;Ambiente<\/span> si evince invece che, per esempio, negli ultimi 20 anni il numero delle farfalle da prateria in Europa si \u00e8 ridotto del 50% (!)<em> [Piergiorgio Liberati, Apitalia, novembre 2013]<\/em>;<br \/>\n&#8211; dal <span style=\"text-decoration: underline\">Progetto BeeNet 2012\/2013<\/span> (a cura del Coordinamento Nazionale CRA-API, IZS-Ve, Universit\u00e0 di Bologna, SIN) si evince che nei campioni di polline prelevato all&#8217;interno dell&#8217;alveare sono stati rilevati in totale 52 diversi principi attivi: 24 fungicidi, 17 insetticidi (anche i temibili neonicotinoidi che stordiscono le api), 6 acaricidi e 5 erbicidi&#8230;<em>[L&#8217;APIcoltore italiano\u201d n. 9, Dicembre 2013]<\/em>.<\/p>\n<p>Cos&#8217;altro ancora dobbiamo leggere o sentirci dire per smuovere le nostre coscienze?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non voglio dipingere ulteriormente con colori cupi questo quadro ma vorrei anzi lanciare una speranza ed una concreta idea operativa&#8230;  Vediamo con calma cosa potremmo fare in questo periodo, nella prossima primavera-estate, per aiutare le api, per aiutare noi stessi: partiamo da un premessa di carattere scientifico sulla necessit\u00e0 di intervenire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tutto il mondo della scienza apistica sembra concordare sul fatto che \u00e8 la qualit\u00e0 e la variet\u00e0 dei fiori (oltre alla quantit\u00e0), quindi qualit\u00e0 e variet\u00e0 dei pollini in particolare (ma anche di nettari e propoli), che le api ricercano e di cui necessitano per una vita sana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Gianni Savorelli<\/strong>, uno tra i migliori esperti scientifici italiani del settore, anche in collaborazione con altri Colleghi, ha recentemente pubblicato alcuni articoli (vd. Apitalia n.5,6\/2013 e n.2\/2014) in cui si evidenzia al proposito quanto segue:<\/p>\n<p>&#8211; per quanto concerne il fungo <em><strong>Nosema ceraneae<\/strong><\/em>, \u00e8 la quantit\u00e0 e la qualit\u00e0 dell&#8217;alimentazione proteica (leggasi polline) che l&#8217;ape riceve che consente alla \u201cfabbrica biochimica\u201d dell&#8217;ape di poter produrre maggiori quantit\u00e0 di difese;<br \/>\n&#8211; per quanto concerne i trattamenti varroicidi (contro l&#8217;acaro <strong><em>Varroa<\/em><\/strong> utilizzati anche con l&#8217;obiettivo, oramai non pi\u00f9 secondario, di ridurre la forte carica virale delle api che si \u00e8 accertato essere direttamente proporzionale alla presenza dell&#8217;acaro stesso) questi comportano immunodepressione e dispendio energetico da parte delle api per detossificarsi dagli stessi principi attivi e questo dispendio energetico \u00e8 meglio sostenibile se l&#8217;ape ha una \u201cbuona alimentazione\u201d;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>\u201c&#8230;sia la competenza immunitaria della singola ape, come viene chiamata, sia l&#8217;efficienza dell&#8217;immunit\u00e0 sociale (dell&#8217;organismo alveare s&#8217;intende qui) dipendono, in maniera drammatica, da quello che l&#8217;ape mangia: ci\u00f2 che l&#8217;alveare raccoglie. \u2026 Insomma, l&#8217;ambiente, per quel che offre da portare a casa, \u00e8 fortemente condizionante le difese delle api &#8230;E&#8217; soprattutto dalla concatenazione delle diverse infezioni, particolarmente in situazioni di scarsit\u00e0 di polline che l&#8217;alveare si trova a mal partito\u2026 La ristrettezza di disponibilit\u00e0 alimentare (intesa soprattutto come qualit\u00e0) \u2026 \u00e8 la base sia per l&#8217;espressione delle difese immunitarie che per il ricambio della popolazione\u201d<\/em>;<br \/>\n&#8211; da ultimo, la maggior suscettibilit\u00e0 ai fitofarmaci richiede all&#8217;ape uno sforzo ulteriore per la loro detossificazione: <em>\u201cE&#8217; dunque la possibilit\u00e0 di un&#8217;ottima alimentazione proteica in autunno, cio\u00e8 la quantit\u00e0 di scorte (proteiche) \u201cammassabili\u201d all&#8217;interno del corpo, che determina quanto tempo le api invernali possano campare\u201d<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La strada per ridare una speranza alle api sembra dunque dover passare per le nostre mani umane, dobbiamo ridare alla nostra Terra un po&#8217; della ricchezza di cui l&#8217;abbiamo privata. L&#8217;agricoltura biodinamica ci \u00e8 alleata in questo. Cos\u00ec facendo abbiamo anche la possibilit\u00e0 di riequilibrare la nostra azienda, il piccolo mondo in cui viviamo, perch\u00e9 le api ci aiuteranno con il loro compito di regolare e dispensare correttamente l&#8217;astralit\u00e0 nell&#8217;aria, sono un meraviglioso veicolo di astralit\u00e0 tra l&#8217;alveare e le piante che aspirano all&#8217;elemento astrale. Dobbiamo allora seminare fiori e piantare piante da fiore per le api ma, quali fiori e quali piante?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A livello mondiale le esperienze in tal senso non mancano anzi, si fanno sempre pi\u00f9 frequenti. Ad esempio, al recente <span style=\"text-decoration: underline\">Convegno Mondiale di Agricoltura Biodinamica<\/span> tenutosi a Dornach il cui tema quest&#8217;anno \u00e8 stato le \u201cApi Creatrici di Alleanze\u201d, diverse le testimonianze in questa direzione. <strong>Heidi Hermann<\/strong> (Gran Bretagna), <strong>Peter Brown<\/strong> (con esperienze dal Sud Africa, dalla Germania e dall&#8217;Inglilterra), <strong>Gunther Hauk<\/strong> (Virginia) e <strong>Michael Thiele<\/strong> (California) con un approccio all&#8217;apicoltura di impostazione \u201cnaturale\u201d ci hanno mostrato meravigliosi campi fioriti seminati giust&#8217;appunto per le api. Eppoi <strong>Thomas van Elsen<\/strong> dalla Germania mappatore di erbe selvatiche&#8230; Tutti ci spronano alla custodia delle bordure spontanee dei campi, all&#8217;impianto e cura di siepi polifite, alla realizzazione di zone di set-aside (a fronte magari di qualche piccolo contributo pubblico) e ad immaginare di seminare strisce di fiori selvatici anche in centro abitato, nelle aree residuali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma veniamo alle nostre realt\u00e0. Come abbiamo detto in apertura non possiamo non considerare che il tempo sta cambiando, la Terra segue la propria evoluzione e, pure le nostre api mutano le loro necessit\u00e0: presumibilmente avranno sempre pi\u00f9 bisogno di trovare un territorio limitrofo (ed \u00e8 noto che per la raccolta del polline le api preferiscono muoversi poco, possibilmente entro un raggio di 800 metri, tanto pi\u00f9 d&#8217;inverno se le temperature sono basse) ricco di pollini anche nel periodo tardo autunnale ed invernale. Poi, con l&#8217;arrivo della primavera, almeno da noi in Italia, sono generalmente abbondanti le specie microterme a fioritura primaverile precoce, mentre la fioritura estiva o tardo estiva risulta difficoltosa e per il clima e per la scarsa fertilit\u00e0 del suolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Noi dell&#8217;<strong>Apicoltura Maricolli<\/strong> abbiamo messo a punto un approccio che \u00e8 in parte di studio ed in parte operativo e potrebbe costituire un&#8217;ipotesi di lavoro anche per altre realt\u00e0 agricole.<br \/>\nL&#8217;inverno passato \u00e8 stata l&#8217;occasione per affrontare ancora alcuni studi sulle api ed il nostro primo obiettivo era quello di capire se il contesto ambientale in cui viviamo fosse  sufficientemente ricco di fioriture (erbacee, arbustive e da piante d&#8217;alto fusto) per un sano ed armonico sviluppo delle nostre famiglie d&#8217;api. Abbiamo condotto un&#8217;indagine su di un raggio di circa un chilometro che ha evidenziato forte carenza floreale per le piante erbacee da fiore, media carenza per le arbustive e meno marcata per le piante d&#8217;alto fusto (grazie anche alla presenza di vivai di piante limitrofi e di un ricco parco nelle vicinanze).<br \/>\nDa queste basi si sono poi approfonditi gli studi sulle esigenze delle api in termini di piante pollinifere e  nettarifere (prediligendo ovviamente le prime per tutti i motivi sanitari succitati) in modo da pianificare semine ed impianti nella prossima primavera-estate.<br \/>\nNon ha gran senso elencare qui i nomi propri di tutte le piante che abbiamo scelto: labiate perenni (alle quali abbiamo dedicato una zona riservata), semine scalari di facelia, borragine e senape nera, aiule destinate alle semine annuali di aglio, papaveri, girasoli, sedano, meliloto, ecc&#8230; Forse pi\u00f9 interessante potrebbe essere l&#8217;approccio che abbiamo avuto e che ora vi descriviamo.<\/p>\n<figure id=\"attachment_5869\" aria-describedby=\"caption-attachment-5869\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.biodinamica.org\/wp-content\/uploads\/Apiario-Maricolli-2014.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-5869 size-medium\" src=\"http:\/\/www.biodinamica.org\/wp-content\/uploads\/Apiario-Maricolli-2014-300x225.jpg\" alt=\"Apiario Maricolli 2014\" width=\"300\" height=\"225\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-5869\" class=\"wp-caption-text\">Scorcio dell&#8217; apiario Maricolli<\/figcaption><\/figure>\n<p>Nel corso di questi ultimi anni ho sempre avuto la curiosit\u00e0 di osservare dove le api bottinavano di preferenza nei giorni, nelle settimane che si susseguivano dal solstizio d&#8217;inverno in poi (l&#8217;ape figlia del sole ne segue in modo fedele la crescita e la decrescita durante l&#8217;anno). Ed allora si scoprono ritmi e preferenze impensabili. Mi annoto dove bottinano le api nei diversi periodi dell&#8217;anno, volutamente anche un po&#8217; lontano dal nostro apiario, e questo mi aiuta a capire che cosa cercano e che cosa manca loro nei dintorni del nostro apiario. Ed allora a partire da dicembre le si vedr\u00e0 per esempio dal nespolo giapponese a qualche variet\u00e0 di viburno, dai bucaneve ai primi noccioli, dalla veronica allo sporadico tarassaco, eppoi sul salicone, dagli olmi, al frassino minore, al corniolo, dalle spighe dell&#8217;ontano alla lonicera fragrantissima, eppoi ancora sul tarassaco ora pi\u00f9 frequente e via via cos\u00ec in una danza continua e sempre pi\u00f9 intensa.<\/p>\n<p>Nascer\u00e0 cos\u00ec la voglia di dare alle api una grande ricchezza di fiori, nascer\u00e0 anche la voglia di realizzare per loro quella che noi abbiamo chiamato \u201cla farmacia delle api\u201d perch\u00e9 noi siamo intimamente convinti che siano le api stesse, se ne hanno la possibilit\u00e0, a scegliere le piante ed i fiori per loro curativi (un po&#8217; come farebbero, se potessero, le mucche al pascolo scegliendo le erbe giuste che, una volta entrate nel ciclo del latte, aiuterebbero i loro vitelli a guarire dai malanni giovanili).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Anche <strong>Klaus Fleischmann<\/strong> (apicoltore viennese del secolo scorso) ipotizz\u00f2 nel comportamento delle api in fase di raccolta una scelta dei fiori basata sulle propriet\u00e0 medicinali delle piante visitate. Attualmente <strong>G.Savorelli, L.Tufano e D.Baracchi<\/strong> <em>[vd.Apitalia, gennaio 2014]<\/em> si chiedono: <em>\u201cL&#8217;ape, secondo le situazioni, \u00e8 in grado di valutare la propria condizione sanitaria e fare delle scelte di \u201cautomedicazione\u201d cercando di bottinare cibi a maggior valenza medica?\u201d<\/em>. Dicono di non aver ancora molte risposte ma, di certo, hanno osservato che in presenza di covata calcificata (altra micosi delle api) vi \u00e8 un aumento nella raccolta di propoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nei nostri piccoli appezzamenti di terreno dedicati alle api cerchiamo di adottare, per quanto ci \u00e8 possibile delle tecniche di agricoltura biodinamica: in particolare la lavorazione del terreno la effettuiamo a mano o con mezzi leggeri con preventive arieggiature del terreno con un vecchio estirpatore (in mancanza di un adeguato ripuntatore o \u201cripper\u201d) e successive passate con un comune erpice a denti fissi. Per le semine facciamo il possibile per prediligere giorni di \u201cluce-fiori\u201d del calendario biodinamico e per i trapianti  delle piante arbustive da fiore preferiamo la luna discendente (da non confondere con la luna calante). Abbiamo un nostro cumulo che rinnoviamo ogni due o tre anni; invece molta \u00e8 ancora la strada che dobbiamo fare sull&#8217;uso dei preparati da spruzzo.<\/p>\n<figure id=\"attachment_5870\" aria-describedby=\"caption-attachment-5870\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.biodinamica.org\/wp-content\/uploads\/Facelia-2014.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-5870 size-medium\" src=\"http:\/\/www.biodinamica.org\/wp-content\/uploads\/Facelia-2014-300x225.jpg\" alt=\"Facelia presso Maricolli\" width=\"300\" height=\"225\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-5870\" class=\"wp-caption-text\">Facelia in fiore, estate 2013 Maricolli<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify\">Considerata l&#8217;evoluzione della nostra Terra, osservati i cambiamenti climatici in atto e le rinnovate esigenze delle nostre api, ci restano aperti alcuni interrogativi. In particolare circa la semina o l&#8217;impianto di essenze non autoctone che per\u00f2 sembrano quasi le uniche, in taluni periodi dell&#8217;anno, a poter dare un sostegno alle api. Si veda a titolo d&#8217;esempio la fioritura pienamente invernale del nespolo giapponese&#8230;<br \/>\nUn altro esempio \u00e8 costituito da una pianta originaria dell&#8217;Asia orientale ma presente anche in Giappone, Australia ed Africa, l&#8217; \u201cAlbero del miele\u201d (cos\u00ec chiamato in Ungheria; invece \u201cBeebee Tree\u201d in America ed Inglilterra), \u00e8 una Evodia, con oltre quaranta variet\u00e0, della famiglia delle Rutaceae (come il limone per intenderci anche se assomiglia molto di pi\u00f9 ai nostri frassini comuni). Da noi si comincia ad affermare in particolare l&#8217;Evodia daniellii. La produzione nettarifera sembra sia molto significativa ma quel che pi\u00f9 ci interessa \u00e8 che le piante fioriscono normalmente nella seconda met\u00e0 dell&#8217;estate e nel primo autunno e mantengono a lungo la fioritura e sembra che ci siano indizi che il fiore rafforzi il ciclo riproduttivo delle api. Inoltre il polline di Evodia impedirebbe la crescita di batteri. Oltre che nei frutti, anche nei fiori sono contenuti diversi alcaloidi che hanno, tra le altre, anche un&#8217;azione antibiotica (antivirale e antibatterica), ricostituente e stimolano il sistema immunitario [si veda anche <span style=\"text-decoration: underline\">Apitalia, n.11\/2013<\/span>, <strong>Martin Alber<\/strong>].<\/p>\n<p>Altre sperimentazioni con essenze non autoctone di forte interesse per le api sono portate avanti dall&#8217;Universit\u00e0 di Pisa, in particolare sulla <strong>Cephalaria transsylvanica<\/strong> (famiglia delle Dipsacaceae) che \u00e8 una specie a fioritura estivo-autunnale, con fiori lilla e polline dal tipico colore rosa e sul <strong>Muscari Comosum<\/strong> con fioritura precoce in marzo ed aprile (famiglia delle Liliaceae).<\/p>\n<p>Non dovremmo dimenticare che un impulso forte ad agire per aiutare le api ci \u00e8 stato dato da <strong>R.Steiner<\/strong> in <span style=\"text-decoration: underline\">Le Api (O.O.351)<\/span> nella conferenza del 10 dicembre 1923 disse:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>\u201cSar\u00e0 perci\u00f2 consigliabile in futuro che l&#8217;apicoltore si attrezzi una specie di piccola serra, nella quale si possano coltivare artificialmente quelle piante particolarmente predilette dalle api in determinate stagioni dell&#8217;anno, ed \u00e8 perci\u00f2 opportuno che esse le possano visitare; \u00e8 sufficiente una piccola aiuola di fiori, alla quale si dia accesso alle api, per esempio nel mese di maggio.\u201d<\/em><br \/>\nEd aggiunge successivamente:<br \/>\n<em>\u201cIn tal maniera, aiutandosi con una coltivazione artificiale di piante nella vicinanza degli alveari, si riuscir\u00e0 certamente a evitare in futuro tali malattie. Sono solo consigli da parte mia, delle proposte, ma sono convinto che si dimostreranno efficaci, perch\u00e9 derivano dalla conoscenza della natura delle api.\u201d<\/em><br \/>\nEd ancora:<br \/>\n<em>\u201c&#8230;si possono fare tali tentativi con piante coltivate appositamente, quando in certe stagioni dell&#8217;anno esse vengono a mancare in natura&#8230;\u201d.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La convinzione e la forza con cui <strong>R.Steiner<\/strong> ha portato queste ed altre indicazioni nel corso delle conferenze sulle api mi ha sempre colpito. Credo che fosse molto vicino all&#8217;Essere delle api e volesse anche (come nel corso delle conferenze sull&#8217;agricoltura) dare degli aiuti concreti agli apicoltori gi\u00e0 alle prese con le prime difficolt\u00e0.<\/p>\n<p>Fiori per tutte le stagioni significheranno anche una variet\u00e0 di colori meravigliosi ed un respiro diverso per l&#8217;Ape e per l&#8217;Uomo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Luca Mion (Dal Primo Notiziario 2014) Un&#8217;emozione forte mi prende quando, come stamane, rileggo le poche pagine de \u201cL&#8217;Ape\u201d dal Libro degli Animali di Fabio Tombari, quarta edizione (\u201cper la giovent\u00f9\u201d), Mondadori, era il 1938. 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