{"id":5034,"date":"2013-12-23T08:30:59","date_gmt":"2013-12-23T08:30:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.biodinamica.org\/?p=5034"},"modified":"2013-12-23T08:30:59","modified_gmt":"2013-12-23T08:30:59","slug":"la-natura-tra-evoluzione-ecologica-follia-economica-e-stregoneria-in-camice-bianco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/demo.idra.it\/biodin\/la-natura-tra-evoluzione-ecologica-follia-economica-e-stregoneria-in-camice-bianco\/","title":{"rendered":"LA NATURA TRA EVOLUZIONE ECOLOGICA, FOLLIA ECONOMICA E STREGONERIA IN CAMICE BIANCO"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: right\"><b>di<\/b><b> <\/b><b>Carlo Modonesi<br \/>\n<\/b><b>Universit\u00e0 degli Studi di Parma<\/b><\/p>\n<p>Uno strumento essenziale per chi lavora nella ricerca scientifica, come del resto in qualsiasi altro settore professionale, risiede nella possibilit\u00e0 di disporre di un linguaggio comune e, nei limiti del possibile, inequivocabile. Nel caso della biologia naturalistica, \u00e8 essenziale poter condividere una nomenclatura formale in grado di identificare con precisione ogni singola specie animale (o vegetale) e condensare in una formula linguistica buona parte dell\u2019informazione bio-evolutiva relativa ad essa. Si tratta di una convenzione linguistica banale ma al contempo di primaria importanza, in quanto permette di evitare lunghe ed elaborate descrizioni ogni volta che ci si riferisce a qualche organismo in termini scientifici. La soluzione moderna a questa necessit\u00e0 venne elaborata dal grande botanico svedese Carlo Linneo, il quale, a met\u00e0 del XVIII secolo, descrisse migliaia di specie animali e vegetali secondo uno schema logico basato sulle somiglianze morfologiche e organizzato in categorie gerarchiche (i <i>taxa<\/i>). L\u2019approccio tassonomico di Linneo permise di costruire una sorta di anagrafe naturalistica accessibile attraverso l\u2019elaborazione di una carta d\u2019identit\u00e0 individuale in cui gli individui costituivano i <i>tipi<\/i> biologici, ossia le singole specie. Anche la specie umana prese parte a questa schedatura anagrafica di massa operata da Linneo, tant\u2019\u00e8 che una volta stabilita la formula binomia pi\u00f9 congrua\u2026 ossia venata da lieve megalomania, la specie <i>Homo sapiens<\/i> venne registrata come una delle tante creature meritevoli dell\u2019attenzione dei naturalisti. Anche se forse non previsto dalle intenzioni di Linneo, questo fu il primo passo verso una concezione olistica del mondo naturale perch\u00e9 di fatto parific\u00f2 tutti gli esseri viventi conosciuti all\u2019interno di un unico sistema di classificazione. Linneo segn\u00f2 dunque uno spartiacque nella storia delle scienze naturali, il che viene confermato dal fatto che i fondamenti della tassonomia biologica moderna, compreso appunto lo sviluppo della nomenclatura binomia delle specie, restano a tutt\u2019oggi legati alla sua opera (<i>Systema Naturae<\/i>).<\/p>\n<p>Attualmente, tuttavia, molte cose sono cambiate nella prassi e nella cultura della scienza, per cui il tentativo di mettere ordine nel grande (apparente) disordine della natura non risponde pi\u00f9 solo al bisogno dell\u2019uomo di catalogare ogni oggetto riconducibile a uno dei diversi regni della vita, ma anche a un imperativo etico dettato dalle nostre responsabilit\u00e0 nei confronti della biodiversit\u00e0 e del mondo che lasceremo alle generazioni future. A ben vedere, pare non esistano alternative: all\u2019alba della sesta grande estinzione biologica nella storia della Terra, la possibilit\u00e0 di avere una stima verosimile dello stato di conservazione delle specie presenti sul pianeta dipende dalla scoperta-descrizione-registrazione delle specie che ancora sono ignote alla scienza, nonch\u00e9 da una pi\u00f9 incisiva salvaguardia di quelle note.<br \/>\nMolti biologi \u2013 incluso chi scrive \u2013 sostengono con determinazione tale punto vista, ma le loro speranze conservazioniste si scontrano quotidianamente con la crudezza dei dati relativi alla condizione dell\u2019ambiente naturale. Veleni chimici, sostanze cancerogene, <i>global warming<\/i>, frammentazione degli habitat, desertificazione del territorio, cementificazione dei suoli, contaminazione delle acque, trasferimenti di specie esotiche, inquinamento atmosferico, caccia e bracconaggio, pesca industriale, e altre oscenit\u00e0 ambientali di origine umana testimoniano una delle pi\u00f9 grandi <i>defaillances <\/i>di cui la Terra futura dovr\u00e0 purtroppo tenere conto.<\/p>\n<p>Mentre i super-analisti dei trend planetari ci avvertono \u2013 bont\u00e0 loro \u2013 che la catastrofe ecologica in atto \u00e8 certamente l\u2019effetto delle ferite che <i>Homo sapiens<\/i> ha inferto alla <i>oikos<\/i> negli ultimi secoli, e con un\u2019accelerazione impressionante negli ultimi 50 anni, apprendiamo che il 20 agosto 2013 si \u00e8 ufficialmente celebrato l\u2019<i>overshoot day<\/i>: un triste rituale che ormai si ripete di anno in anno con cadenza sempre pi\u00f9 anticipata. Pochissimi mass-media si sono preoccupati di darci questa notizia, o comunque nessuno tra quelli che invadono quotidianamente le biblioteche, i bar, i luoghi di lavoro, e le nostre case ha avuto il buon senso di riportarla tra i fatti di interesse globale pi\u00f9 gravi e urgenti. Ma il dato resta e, a meno di essere negazionisti di professione, nessuna persona dotata di pragmatismo e buon senso pu\u00f2 contestare che l\u2019<i>overshoot<\/i> dovrebbe campeggiare ogni giorno sulla prima pagina di tutti i pi\u00f9 grandi quotidiani del mondo. L\u2019<i>overshoot<\/i> ci parla della guerra senza quartiere che abbiamo scatenato contro la natura e le sue risorse, quindi contro noi stessi, e, a una guerra che ci riguarda interamente come specie, pi\u00f9 che come popolo o nazione, qualche attenzione bisognerebbe riservarla.<br \/>\nNell\u2019ecologia dei sistemi ambientali, il termine <i>overshoot<\/i> (letteralmente \u2018superare il limite\u2019) viene impiegato per indicare il momento in cui il consumo di natura da parte dell\u2019uomo oltrepassa la capacit\u00e0 rigenerativa delle risorse rinnovabili. La progressiva reiterazione dell\u2019<i>overshoot<\/i> porta all\u2019accumulo di rifiuti e soprattutto a un\u2019accelerazione dell\u2019impoverimento del capitale naturale, ossia di quel patrimonio di risorse indispensabile per mantenere la vita sulla terra, inclusa la vita di <i>Homo sapiens<\/i>. Facendo un esempio che forse aiuta a capire meglio, \u00e8 come se un uomo vivesse di rendita bancaria consumando pi\u00f9 di quanto la banca gli restituisce in termini di interessi sul capitale depositato, e, nel frattempo, egli si fosse riempito di debiti con vari creditori di abitudini non proprio filantropiche. Il capitale depositato in partenza verrebbe intaccato, inoltre di anno in anno si ridurrebbe progressivamente\u2026 e con esso anche gli interessi; al tempo stesso, per\u00f2, le sue necessit\u00e0 finanziarie aumenterebbero in modo altrettanto progressivo per via dei debiti contratti con gli usurai. L\u2019epilogo sarebbe un collasso finanziario ovvio e inevitabile, e un collasso \u00e8 esattamente ci\u00f2 che si teme possa accadere nell\u2019ecologia planetaria.\u00a0 Gli effetti devastanti dell\u2019<i>overshoot<\/i> furono sperimentati in passato da alcune civilt\u00e0 che auto-decretarono la propria rovina, anche se i dati storici ci parlano di fenomeni tutto sommato circoscritti a realt\u00e0 locali. L\u2019<i>overshoot<\/i> ecologico di oggi, invece, si sta verificando non solo su scala locale, ma anche su scala globale, in un\u2019epoca in cui la popolazione mondiale ha superato i 7 miliardi. Si noti che nonostante le conoscenze relative all\u2019impatto delle attivit\u00e0 economiche sugli ecosistemi siano disponibili da oltre mezzo secolo, i modelli produttivi, gli stili di vita e i consumi di materia ed energia delle societ\u00e0 avanzate non si sono modificati di una virgola, anzi, si sono modificati in senso peggiorativo, cio\u00e8 in direzione dell\u2019aumento del loro gigantesco metabolismo economico\/ecologico. Inutile ricordare che ormai il fenomeno riguarda anche molti paesi emergenti, nei quali la popolazione pi\u00f9 ricca ha assorbito gli stessi stili di vita dei paesi tradizionalmente definiti avanzati.\u00a0 Uno dei problemi rimasti irrisolti da decenni \u00e8 che in queste economie la concezione delle risorse naturali si basa non solo su una cultura della natura utilitarista e riduzionista, ma anche sul folle pregiudizio, totalmente ideologico, che vede le risorse naturali come beni auto-riproducibili all\u2019infinito, a prescindere dai modi d\u2019uso da parte dell\u2019uomo. Secondo questa concezione, l\u2019economia umana non ha nulla a che fare con il tempo, con lo spazio, e con l\u2019organizzazione di ci\u00f2 che la natura rende disponibile gratuitamente in termini di \u2018beni\u2019 e \u2018servizi\u2019. Per usare una metafora, il mondo finge di non accorgersi che la barca sulla quale sta navigando si \u00e8 incagliata da decenni e sta incamerando acqua a ritmi impressionanti. Nonostante ci\u00f2, il comandante della nave nega l\u2019evidenza e si ostina a ripetere che tutto procede normalmente, con la complicit\u00e0 dell\u2019equipaggio e di una parte dei passeggeri. I dubbi degli esperti in dinamiche ecologiche non ruotano intorno alla possibilit\u00e0 che \u2018il naufragio avvenga\u2019, perch\u00e9 di questo passo il naufragio si verificher\u00e0 sicuramente, ma intorno alle stime dei tempi necessari perch\u00e9 il naufragio si verifichi (con la speranza che nel frattempo si trovi una cura rapida ed efficace per la follia umana).<br \/>\nAl momento disponiamo di una serie composita di conoscenze e strumenti scientifici, politici, economici, tecnologici, e normativi che potrebbero ancora permetterci di scongiurare le drammatiche ripercussioni di una crisi ecologica senza ritorno. Ma la condizione necessaria perch\u00e9 ci\u00f2 avvenga \u00e8 anzitutto un cambio di passo culturale. Di fatto, la grande crisi della natura \u00e8 il riflesso di una concomitante e forse ancora piu grave crisi della cultura, a cominciare dai molti segnali che provengono proprio dalla comunit\u00e0 scientifica. Non \u00e8 un mistero che le scienze naturali, che da sempre si occupano di scoprire, classificare e descrivere il mondo naturale sono state declassate a scienze di quart\u2019ordine, o anche peggio. Anche in ambito scientifico, la modernit\u00e0 \u00e8 profondamente condizionata dai miti della crescita economica illimitata, del saccheggio della biosfera, del PIL, dei business fondati sulla cementificazione delle foreste, ecc. Ma ci sono anche forme pi\u00f9 sottili di devastazione e\/o alienazione della natura, come le mode scientifiche della bioprospezione industriale, che contempla l\u2019esplorazione del mondo naturale finalizzata alla scoperta di nuove risorse biologiche (geni, proteine, molecole di vario tipo) da utilizzare soprattutto nello sviluppo di biotecnologie per l\u2019agri-business e per il business farmaceutico-biomedicale. Queste risorse sono destinate a essere scoperte, isolate, studiate, copiate, modificate, clonate, brevettate, privatizzate, (ecc.) per meri scopi di mercato. Del resto, in quest\u2019epoca dominata dalla propaganda scientista e dalle applicazioni tecnologiche pi\u00f9 invasive (in senso ecologico), \u00e8 credenza diffusa che i saperi importanti siano soltanto quelli che promettono il facile sfruttamento e controllo dei fenomeni naturali attraverso la tecnologia. Salvo poi scoprire che una cosa \u00e8 controllare una macchina interamente progettata e costruita dall\u2019uomo, ben altra cosa \u00e8 controllare un sistema ecologico o biologico \u2018costruito\u2019 nel corso di milioni di anni dall\u2019evoluzione.\u00a0 Non a caso, tra i problemi pi\u00f9 importanti mostrati dall\u2019odierna cultura scientista vi \u00e8 la scarsa attenzione prestata alla dimensione storica delle scienze della natura. La popolarit\u00e0 di cui ancora godono i vecchi miti deterministi applicati allo studio della vita sembra aver cancellato ogni interesse per i processi evolutivi, ossia le trasformazioni della natura nel corso del tempo e nello spazio. Com\u2019\u00e8 stato affermato da molti autori, le scienze che tentano di chiarire \u201cla natura della natura\u2019 appartengono al dominio delle scienze storiche, poich\u00e9 la loro prerogativa essenziale \u00e8 lo studio di fenomeni irripetibili e non pi\u00f9 modificabili, e avvenuti su scale temporali, di spazio e di organizzazione ecologica diverse (dal micro al macro e viceversa). Questo significa che per comprendere l\u2019<i>organizzazione<\/i> della natura \u00e8 necessario partire dalla consapevolezza della sua <i>trasformazione<\/i> storica, cio\u00e8 da quesiti scientifici connessi con i fatti che sono accaduti all\u2019interno di contesti che non esistono pi\u00f9 da migliaia o milioni di anni\u2026 e, come tali, non ricostruibili oppure ricostruibili in parte se vengono date particolari condizioni epistemologiche e metodologiche. L\u2019equivoco forse pi\u00f9 grossolano dell\u2019approccio riduzionista allo studio della natura si concentra proprio su questo punto, vale a dire sull\u2019assunto che la natura vivente sia riducibile a fattori e meccanismi microscopici (molecolari) verificabili unicamente con il metodo sperimentale (NB: il metodo sperimentale \u00e8 sempre utilissimo, ma in questo caso non pu\u00f2 essere impiegato in modo esclusivo). Le scienze storiche sono invece un campo scientifico inaccessibile se si fondano unicamente sul metodo sperimentale: un limite, questo, che per l\u2019odierna cultura scientista equivale a una condanna a vita a essere considerate \u2018non-scienze\u2019. In realt\u00e0 le cose stanno esattamente in modo opposto. L\u2019erronea pretesa dello scientismo riduzionista \u00e8 che la natura vivente che vediamo oggi, con la sua storia strettamente intrecciata agli straordinari mutamenti geologici ed ecologici che hanno segnato indelebilmente il corso degli eventi terrestri, sia leggibile esclusivamente attraverso le unit\u00e0 molecolari che costituiscono la materia di cui sono fatti gli organismi. La vulgata scientista implica che sia sufficiente conoscere, per via sperimentale, le pi\u00f9 piccole unit\u00e0 costituenti un certo sistema biologico e i tempi medi di variazione di tali unit\u00e0, e il gioco \u00e8 fatto: il \u2018tutto\u2019 che caratterizzava una \u2018storia\u2019 svoltasi in migliaia\/milioni di anni in un contesto naturale diventa una semplice somma di unit\u00e0 che variano in un contesto artificiale (laboratorio) nei tempi definiti da un protocollo sperimentale.<br \/>\nQuella poco sopra descritta, tuttavia, \u00e8 appunto soltanto una vulgata scientista, e non il pensiero scientifico <i>tout court<\/i>. La scienza pi\u00f9 accorta, in innumerevoli campi che vanno dalla meccanica statistica allo studio della dinamica di fenomeni come il ripiegamento nello spazio delle proteine (<i>protein folding<\/i>), ha da tempo acquisito la storicit\u00e0 e quindi il carattere insieme contingente e statistico dei processi evolutivi. Allo stato attuale, una schiera minoritaria ma in crescita di studiosi guarda alla storia naturale con la consapevolezza che \u00e8 soltanto nella fine dialettica multifattoriale e multiscalare che si \u00e8 dispiegata nel corso del tempo geologico che pu\u00f2 essere cercato il significato scientifico della natura. Tutto il resto ricade, quando va bene, nel dominio della semplificazione gratuita, del riduzionismo pi\u00f9 avventato, del pregiudizio economico, e, in taluni casi, della stregoneria in camice bianco\u2026 la cui credibilit\u00e0 \u00e8 pari a quella degli oroscopi pubblicati sui rotocalchi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Carlo Modonesi Universit\u00e0 degli Studi di Parma Uno strumento essenziale per chi lavora nella ricerca scientifica, come del resto in qualsiasi altro settore professionale, risiede nella possibilit\u00e0 di disporre di un linguaggio comune e, nei limiti del possibile, inequivocabile. 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