{"id":4184,"date":"2012-12-10T05:50:52","date_gmt":"2012-12-10T05:50:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.biodinamica.org\/?p=4184"},"modified":"2012-12-10T05:50:52","modified_gmt":"2012-12-10T05:50:52","slug":"il-rapporto-delluomo-con-la-natura-fra-passato-e-futuro-3","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/demo.idra.it\/biodin\/il-rapporto-delluomo-con-la-natura-fra-passato-e-futuro-3\/","title":{"rendered":"IL RAPPORTO DELL\u2019UOMO CON LA NATURA FRA PASSATO E FUTURO"},"content":{"rendered":"<p><b style=\"font-size: 16px\">sintesi delle relazioni tenute all\u2019oasi S.Benedetto il 17-19 giugno 2011 \u2013 II\u00b0 parte\u00a0<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: right\"><b>di Stefano<\/b><i> <\/i><b>Pederiva<\/b><\/p>\n<p><b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p>L\u2019impulso portato dal Cristo rappresenta una svolta significativa anche nel come l\u2019uomo si rapporta alla natura. Se si guardano le grandi linee dello sviluppo del cristianesimo si possono caratterizzare due grandi filoni: da un lato il cristianesimo romano con il graduale emergere anche di un suo potere temporale, dall\u2019altro il cristianesimo irlandese con una sua storia meno appariscente e pi\u00f9 vicino al mondo della natura. Nel filone meridionale si vede la figura del Cristo come colui che porta la redenzione dal peccato originale, quindi in una ottica di natura prettamente morale. Il Cristo viene vissuto come \u201cgiudice\u201d che condanna il peccato e premia le virt\u00f9. La natura \u00e8 luogo di espiazione, il lavoro viene considerato\u00a0 come punizione, cos\u00ec come si<\/p>\n<p>evince dall\u2019immagine biblica della cacciata dal paradiso. Quindi si allontana da s\u00e9 la natura, luogo di peccato, e ci si concentra sulla vita interiore, in questo senso si creano le premesse che porteranno poi al dualismo fra sfera religiosa e morale, quella interiore, curata dalla chiesa, e lo studio della natura e del mondo esteriore lasciato alla scienza, il dualismo tipico dell\u2019uomo moderno.<\/p>\n<p>Se si segue con una certa attenzione la vita del Cristo, si pu\u00f2 osservare come in realt\u00e0 il Cristo interagisca in modo significativo con la natura: non solo calma la tempesta e trasforma l\u2019acqua sorgiva in vino, ma con il mistero della transustanziazione trasforma il pane nel suo corpo e il vino nel suo sangue e considera la terra come sua propria corporeit\u00e0. La tradizione chiesastica rimuove per\u00f2 questi\u00a0 nessi con la natura e valorizza con la comunione il processo di interiorizzazione, in quanto da un lato vi deve essere un processo di purificazione, dall\u2019altro si ha da accogliere dentro di s\u00e9 il Cristo stesso per superare il peccato.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il cristianesimo irlandese procede,\u00a0 nel settentrione, per vie molto diverse, qui i sacerdoti druidici arrivano autonomamente a riconoscere la discesa del Cristo sulla terra, in quanto percepiscono i cambiamenti che avvengono nell\u2019aura vivente della terra, da loro ancora colta con lo sguardo chiaroveggente, nel momento in cui il sangue del Cristo si unisce alla terra. In effetti il passaggio dai culti pagani al cristianesimo non \u00e8 frutto di un incontro con i missionari\u00a0 del cristianesimi chiesastico. Il Cristo viene vissuto come il \u201cSignore degli elementi\u201d, come lo spirito solare che si \u00e8 unito alla terra. Le croci irlandesi sono sparse in mezzo al paesaggio della natura, vi compare s\u00ec la croce della morte, ma al contempo anche il disco solare quale sorgente di vita. In alcune raffigurazioni il Cristo tiene da un lato la croce, dall\u2019altro il segno druidico della vita. I ricchi intrecci che decorano spesso le croci rappresentano le forze viventi che fanno crescere la pianta. L\u2019Irlanda non conosce in questo senso martiri, non vi sono state persecuzioni e nell\u2019isola di Gotland,in Svezia, vi \u00e8 stato un pacifico incontro fra il filone romano e quello irlandese.<\/p>\n<p>E\u2019 ora interessante che nei primi secoli cristiani anche nella zona mediterranea si ha una certa conoscenza dell\u2019aspetto cosmico del Cristo, cio\u00e8 della sua natura solare, conoscenza che per\u00f2 \u00e8 stata combattuta e soffocata dal cristianesimo romano come espressione di un mondo pagano che andava superato. Sotto la chiesa di S.Pietro un mosaico ci mostra il Cristo raffigurato quale Elio con il carro solare, cio\u00e8 il Cristo sole. Anche Giuliano l\u2019Apostata, che ci parla di un triplice sole, cerca di valorizzare la visione cosmica del Cristo. R.Steiner ci racconta poi di una opera epica dei primi secoli cristiani che parlava dell\u2019aspetto solare del Cristo, opera che la Chiesa ha eliminato radicalmente e di cui resta solo qualche traccia nella tradizione iconografica e nella Divina Commedia. Sul piano storico resta quindi dominante il filone chiesastico.<\/p>\n<p>Vi sono per\u00f2 una serie di impulsi che si contrappongono a questo filone dominante, per esempio i movimenti monacali, spesso al confine fra ortodossia ed eresia. Nel quinto, sesto secolo, S. Benedetto d\u00e0 vita al movimento benedettino che ha come motto \u201cora et labora\u201d. Abbiamo cio\u00e8 un impulso che cerca di unire l\u2019aspetto interiore rappresentato dalla preghiera, con l\u2019aspetto esteriore rappresentato dal lavoro di trasformazione della natura, cio\u00e8 della terra vissuta ora come corpo del Cristo, e non pi\u00f9 come valle di lacrime. Nasce in chiave cristiana un nuovo senso del sacro\u00a0 nei confronti della natura. All\u2019interno dei conventi si sviluppa\u00a0 l\u2019orto concluso, con una sua tipica struttura quadrangolare\u00a0 con al centro il pozzo oppure un albero. Diventer\u00e0 pi\u00f9 avanti l\u2019orto dei semplici, sempre a struttura quadrata, dove si coltivano le piante medicinali.<\/p>\n<p>Nel IX secolo nasce a Salerno la famosa scuola medica salernitana. La leggenda narra di un arabo ferito che si ripara sotto un ponte dove si era gi\u00e0 rifugiato un cristiano che osserva con attenzione come l\u2019arabo si cura la sua ferita, arriva poi un ebreo e partecipa anche lui al consulto e infine giunge ancora un medico greco. Scoprono di essere tutti medici e decidono di unire le loro competenze fondando appunto una scuola di medicina. Abbiamo cio\u00e8 con evidenza la confluenza di pi\u00f9 correnti: da un lato la medicina ippocratica greca, questa per\u00f2 non arriva in Italia direttamente, ma attraverso il mondo arabo dove erano stati portati gli scritti di Aristotele relativi alla natura, poi abbiamo i monaci cristiani e la tradizione ebraica. Nella struttura dell\u2019orto concluso e poi quella dei semplici, si pu\u00f2 vedere come un riemergere in chiave cristiana della rosa dei venti di Aristotele, ora la si legge come paradiso terrestre con al centro la sorgente da cui sgorgano i quattro fiumi del paradiso. Un mosaico nella chiesa di S. Clemente a Roma esemplifica molto bene questi motivi: una croce nera che \u00e8 eretta sull\u2019albero della vita da cui partono tutti i tralci della vita e da cui sgorgano i quattro fiumi. In realt\u00e0 a questi orti si d\u00e0 anche una valenza simbolica, esprimono le quattro virt\u00f9 cardinali, la purezza di Maria. La natura diviene in altre parole immagine della vita interiore.<\/p>\n<p>Nei secoli successivi in Francia nascono tendenze riformatrici: nel X secolo a Cluny prende vita l\u2019ordine dei cluniacensi che santificano il corso della giornata e dell\u2019anno con una differenziata liturgia, si ha una specie di spiritualizzazione del tempo, segue la riforma dei cistercensi che hanno l\u2019impulso alla spiritualizzazione dello spazio, se cos\u00ec si pu\u00f2 dire. La matrice di questo movimento va cercata nella scuola di Chartres, dove Alano ab Insulis scrive del \u201cpianto della natura\u201d e Brunetto latini parla nel suo Tesoretto della natura come di una dea creata da Dio e attiva con le forze del Cristo. Siamo davanti ad una significativa confluenza fra la corrente monacale\u00a0 legata agli impulsi del sud e la corrente celtica legata al nord. La nota Madonna nera di Chartres aveva una corona di quercia, l\u2019albero sacro dei druidi,\u00a0 la chiesa venne costruita su di una sorgente sacra al mondo dei celti. E\u2019 anche la nascita del gotico, dove l\u2019oscurit\u00e0 della chiesa romanica vicina al motivo della grotta, immagine della interiorit\u00e0 umana, viene ora rischiarata dalla luce che viene dal cosmo, dal sole, luce che passa per le vetrate creando il ricco mondo di colori quale incontro, in senso goethiano, delle forze di tenebra e di luce. Nelle sculture della cattedrale troviamo in uno dei portali i mesi dell\u2019anno messi in rapporto allo zodiaco, cio\u00e8 al grande cosmo, e per ogni mese abbiamo una attivit\u00e0 agricola, cio\u00e8 uno specifico lavoro nei confronti della natura. I cistercensi fondano i loro monasteri nei luoghi pi\u00f9 sperduti e danno\u00a0 l\u2019avvio ad una cultura agricola che ha portato a quello che ancora oggi ammiriamo quale paesaggio rurale. Portano l\u2019impulso a cristianizzare la natura e creano la fisionomia paesaggistica di tutta l\u2019Europa, sono i precursori del moderno movimento ecologico. In un certo senso \u00e8 un movimento complementare a quello che si era posto il compito di cristianizzare il pensiero, compito assunto dall\u2019ordine domenicano che fonda i suoi conventi non in natura,ma entro le citt\u00e0. Ai bordi della citt\u00e0 si collocano invece i conventi francescani, un movimento a s\u00e9.<\/p>\n<p>Esso \u00e8 inaugurato da S.Francesco, che porta un nuovo messaggio di carit\u00e0 e amore, vissuto in assoluta povert\u00e0 (ordine dei mendicanti). Questo messaggio non \u00e8 rivolto solo agli uomini bisognosi, i conventi francescani nascono appunto ai margini della citt\u00e0, nei quartieri poveri, ma anche alla natura stessa. Nel famoso cantico del sole abbiamo nove significativi ringraziamenti, al sole,alla luna, alle stelle, poi all\u2019aria, all\u2019acqua, al fuoco e alla terra, tutte realt\u00e0 della natura, poi a tutti gli esseri che perdonano e alla morte. Risale a S.Francesco la tradizione del presepio natalizio, uno spazio interno, ma di natura rurale.<\/p>\n<p>Con il Rinascimento e tutti i suoi fermenti artistici rivive certamente qualcosa del mondo greco, con per\u00f2 ora una coloritura cristiana pi\u00f9 o meno accentuata. Una immagine di come ci si rappresentava la natura pu\u00f2 essere il dipinto di Raffaello nelle stanze vaticane che raffigura la filosofia. Una figura femminile seduta su di un seggio i cui braccioli hanno l\u2019aspetto della Diana efesina, un chiaro richiamo allo spirito di Efeso. Sulla sua veste troviamo quattro fasce colorate, una per ogni elemento, la terra in basso, l\u2019acqua con gli esseri acquatici, il fuoco con le salamandre e l\u2019aria con il cielo stellato. Tiene in mano due libri, uno relativo alla sfera morale e l\u2019altro alla sfera della natura. Una immagine di un approccio alla natura che vede ancora uomo e natura come due facce di una stessa realt\u00e0.<\/p>\n<p>In parallelo Michelangelo dipinge la cappella sistina, l\u2019uno non sa per\u00f2 che cosa dipinge l\u2019altro,\u00a0 anche qui ritroviamo il motivo dei quattro elementi nella parte in cui abbiamo la divisione di luce e tenebra con i cosiddetti quattro \u201cignudi\u201d, la cui gestualit\u00e0 si ritrover\u00e0 nella cappella medicea nelle figure che rappresentano il corso della giornata. Sullo stesso filone possiamo inserire anche i rilievi del Ghiberti. Vediamo in altre parole come all\u2019 interno del filone chiesastico emergano in vario modo dei motivi legati alla natura e al mondo dei quattro elementi della cultura greca. Alcune immagini possono fare da esempio, un crocifisso di avorio che nella parte posteriore porta sui bracci della croce i quattro elementi e un quadro di Altdorfer con i quattro elementi, fra di essi il fuoco \u00e8 rappresentato dal Cristo stesso, come si evince da una vetrata che raffigura le ferite del Cristo come sorgenti di fuoco.<\/p>\n<p>Resta ancora da vedere un importante filone spirituale che vorrei chiamare laico, in quanto non si inserisce nella tradizione religiosa. Esso emerge sul piano storico nel XVII secolo come movimento di rinnovamento sociale. In Italia possiamo ricordare l\u2019azione rivoluzionaria di Campanella che si manifesta nella sua proposta sociale di una \u201ccitt\u00e0 del sole\u201d. Fra gli scritti di questa corrente, caratterizzata da una storica inglese come \u201cIlluminismo dei rosacroce\u201d, vi \u00e8 un testo dal titolo \u201cLe nozze chimiche di Cristiano Rosacroce\u201d. Vi \u00e8 descritto un cammino di iniziazione\u00a0 che sta a monte di questo movimento e che veniva coltivato per diversi secoli in piccole cerchie chiuse e riservate di cui non sappiamo nulla sul piano storico. R.Steiner descrive in varie occasioni lo sviluppo di questo movimento e sottolinea il fatto che si cercava una conoscenza della natura legata a vive esperienze interiori. Ci si immergeva nei processi della natura e questo significava un preciso cambiamento interiore. Per esempio quando si stava davanti ad un processo di cristallizzazione che porta a forme precise,definite, solide, l\u2019anima aveva una esperienza di pensiero, mentre quando ci si immergeva in un processo di soluzione, in cui una sostanza diviene tutt\u2019uno con il solvente, si viveva interiormente una esperienza di amore, ed infine quando si era partecipi di un processo di combustione che comporta la scomparsa fisica della sostanza che brucia, si viveva nell\u2019anima una esperienza di sacrificio. I processi interiori\u00a0 e i processi di natura andavano fra loro paralleli, in questo caso si parlava di sal, di mercur e di sulfur, cio\u00e8 di tre processi al contempo interiori ed esteriori. Paracelso, pur riprendendo molti aspetti della medicina ippocratica, \u00e8 una tipica figura di questo filone. Vi era il tentativo di sviluppare una scienza della natura non disgiunta da una maturazione morale e sociale. Con la guerra dei trent\u2019anni questi impulsi vengono a cadere.<\/p>\n<p>In sintesi possiamo dire: il rapporto con la natura che nel mondo precristiano aveva visto tre momenti significativi, quello magico, quello mitologico e quello scientifico, in un certo senso riemerge trasformato nel tentativo di farlo rivivere in chiave cristiana, da un lato nella ricerca di una sacralit\u00e0 nei confronti della natura curata dal movimento monacale, con aspetti pi\u00f9 vicini al platonismo nella scuola di Chartres e aspetti pi\u00f9 vicini all\u2019aristotelismo nella tradizione ippocratica che poi passa anche nella tradizione erboristica, dall\u2019altro in un ricerca rinascimentale che potremmo anche dire estetica e che lavora con il mondo delle immagini, ed infine\u00a0 la nascita della scienza moderna\u00a0 con il suo dualismo come prosecuzione del filone chiesastico che porta la scienza verso quel materialismo che spazza via ogni retaggio del passato.\u00a0 Come procedere verso il futuro sar\u00e0 il tema della terza parte. (fine seconda parte)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>sintesi delle relazioni tenute all\u2019oasi S.Benedetto il 17-19 giugno 2011 \u2013 II\u00b0 parte\u00a0 di Stefano Pederiva \u00a0 L\u2019impulso portato dal Cristo rappresenta una svolta significativa anche nel come l\u2019uomo si rapporta alla natura. 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