{"id":403,"date":"2015-11-16T17:31:00","date_gmt":"2015-11-16T17:31:00","guid":{"rendered":"https:\/\/demo.idra.it\/biodin\/?p=403"},"modified":"2022-07-24T17:35:07","modified_gmt":"2022-07-24T17:35:07","slug":"seminiamo-e-piantiamo-cio-che-le-api-cercano-e-non-trovano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/demo.idra.it\/biodin\/seminiamo-e-piantiamo-cio-che-le-api-cercano-e-non-trovano\/","title":{"rendered":"SEMINIAMO E PIANTIAMO CIO\u2019 CHE LE API CERCANO E NON TROVANO"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">di Luca Mion<br><em>(Dal Primo Notiziario 2014)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un\u2019emozione forte mi prende quando, come stamane, rileggo le poche pagine de \u201cL\u2019Ape\u201d dal Libro degli Animali di Fabio Tombari, quarta edizione (\u201cper la giovent\u00f9\u201d), Mondadori, era il 1938. Pochi poeti scrittori muovono l\u2019animo umano come Tombari e, nei suoi scritti, quanta saggezza e conoscenza del mondo vivente\u2026 Trasporto animico e saggezza incarnata: lo provo e la riconosco, anche con le mie api, ad ogni incontro con loro. E la giornata di sole di ieri, \u201ccalore-frutti\u201d da calendario biodinamico, \u00e8 stata cos\u00ec il secondo incontro dal sapore primaverile; le api s\u2019affrettano quest\u2019anno, un altro anno dal clima perlomeno insolito.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non possiamo non riconoscere che il clima \u00e8 cambiato, sta cambiando: da noi (siamo verso il corso del Piave in provincia di Treviso) ma anche altrove, gli inverni si sono \u201cammorbiditi\u201d, i mutamenti climatici sono spesso repentini e di grande intensit\u00e0, sono sparite le fitte nebbie, spesso un cielo velato ed un\u2019umidit\u00e0 diffusa accompagnano le nostre giornate. Le api soffrono anche questo. Ne soffrono perch\u00e9 non sono abituate a mantenere anche d\u2019inverno un ciclo attivo di covata, desidererebbero un seppur breve ma pi\u00f9 tranquillo riposo, che garantisca loro di sbarazzarsi almeno per un po\u2019 di tempo dei parassiti (come l\u2019acaro Varroa destructor). Ne soffrono perch\u00e9 sono esseri solari e non amano proprio l\u2019umidit\u00e0 diffusa nell\u2019aria, si sviluppano nell\u2019arnia e sulla colonia d\u2019api troppi protozoi\/funghi (come il Nosema ceraneae o il recentissimo Crithidia mellificae). Ne soffrono perch\u00e9 le violente variazioni climatiche e le brevi \u201cfinestre\u201d di tempo utili per la bottinatura (in particolare nel periodo primaverile quando la raccolta di polline per la covata nascente \u00e8 di fondamentale importanza) non permettono loro di garantirsi scorte adeguate.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019aridit\u00e0 del paesaggio agricolo che spesso incontriamo, sempre pi\u00f9 monospecifico, dove si assecondano di anno in anno le indicazioni colturali che provengono dall\u2019 \u201dalto\u201d, offre un territorio sempre pi\u00f9 spoglio di siepi, sempre pi\u00f9 povero di fiori, sempre pi\u00f9 inquinato. Ma non \u00e8 una situazione isolata della nostra realt\u00e0 padana:<br>\u2013 nell\u2019ultimo rapporto sui cambiamenti climatici stilato dalla&nbsp;Commissione IPCC&nbsp;(Intergovernmental Panel on Climate Change) delle Nazioni Unite, sintesi di un lavoro di studio di 2500 esperti del settore di tutto il mondo si evidenzia che l\u2019uomo sta inesorabilmente alterando le condizioni climatiche del nostro pianeta;<br>\u2013 dall\u2019ultimo Rapporto dell\u2019Agenzia Europea dell\u2019Ambiente&nbsp;si evince invece che, per esempio, negli ultimi 20 anni il numero delle farfalle da prateria in Europa si \u00e8 ridotto del 50% (!)<em>&nbsp;[Piergiorgio Liberati, Apitalia, novembre 2013]<\/em>;<br>\u2013 dal&nbsp;Progetto BeeNet 2012\/2013&nbsp;(a cura del Coordinamento Nazionale CRA-API, IZS-Ve, Universit\u00e0 di Bologna, SIN) si evince che nei campioni di polline prelevato all\u2019interno dell\u2019alveare sono stati rilevati in totale 52 diversi principi attivi: 24 fungicidi, 17 insetticidi (anche i temibili neonicotinoidi che stordiscono le api), 6 acaricidi e 5 erbicidi\u2026<em>[L\u2019APIcoltore italiano\u201d n. 9, Dicembre 2013]<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cos\u2019altro ancora dobbiamo leggere o sentirci dire per smuovere le nostre coscienze?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non voglio dipingere ulteriormente con colori cupi questo quadro ma vorrei anzi lanciare una speranza ed una concreta idea operativa\u2026 Vediamo con calma cosa potremmo fare in questo periodo, nella prossima primavera-estate, per aiutare le api, per aiutare noi stessi: partiamo da un premessa di carattere scientifico sulla necessit\u00e0 di intervenire.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tutto il mondo della scienza apistica sembra concordare sul fatto che \u00e8 la qualit\u00e0 e la variet\u00e0 dei fiori (oltre alla quantit\u00e0), quindi qualit\u00e0 e variet\u00e0 dei pollini in particolare (ma anche di nettari e propoli), che le api ricercano e di cui necessitano per una vita sana.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Gianni Savorelli<\/strong>, uno tra i migliori esperti scientifici italiani del settore, anche in collaborazione con altri Colleghi, ha recentemente pubblicato alcuni articoli (vd. Apitalia n.5,6\/2013 e n.2\/2014) in cui si evidenzia al proposito quanto segue:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u2013 per quanto concerne il fungo&nbsp;<em><strong>Nosema ceraneae<\/strong><\/em>, \u00e8 la quantit\u00e0 e la qualit\u00e0 dell\u2019alimentazione proteica (leggasi polline) che l\u2019ape riceve che consente alla \u201cfabbrica biochimica\u201d dell\u2019ape di poter produrre maggiori quantit\u00e0 di difese;<br>\u2013 per quanto concerne i trattamenti varroicidi (contro l\u2019acaro&nbsp;<strong><em>Varroa<\/em><\/strong>&nbsp;utilizzati anche con l\u2019obiettivo, oramai non pi\u00f9 secondario, di ridurre la forte carica virale delle api che si \u00e8 accertato essere direttamente proporzionale alla presenza dell\u2019acaro stesso) questi comportano immunodepressione e dispendio energetico da parte delle api per detossificarsi dagli stessi principi attivi e questo dispendio energetico \u00e8 meglio sostenibile se l\u2019ape ha una \u201cbuona alimentazione\u201d;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>\u201c\u2026sia la competenza immunitaria della singola ape, come viene chiamata, sia l\u2019efficienza dell\u2019immunit\u00e0 sociale (dell\u2019organismo alveare s\u2019intende qui) dipendono, in maniera drammatica, da quello che l\u2019ape mangia: ci\u00f2 che l\u2019alveare raccoglie. \u2026 Insomma, l\u2019ambiente, per quel che offre da portare a casa, \u00e8 fortemente condizionante le difese delle api \u2026E\u2019 soprattutto dalla concatenazione delle diverse infezioni, particolarmente in situazioni di scarsit\u00e0 di polline che l\u2019alveare si trova a mal partito\u2026 La ristrettezza di disponibilit\u00e0 alimentare (intesa soprattutto come qualit\u00e0) \u2026 \u00e8 la base sia per l\u2019espressione delle difese immunitarie che per il ricambio della popolazione\u201d<\/em>;<br>\u2013 da ultimo, la maggior suscettibilit\u00e0 ai fitofarmaci richiede all\u2019ape uno sforzo ulteriore per la loro detossificazione:&nbsp;<em>\u201cE\u2019 dunque la possibilit\u00e0 di un\u2019ottima alimentazione proteica in autunno, cio\u00e8 la quantit\u00e0 di scorte (proteiche) \u201cammassabili\u201d all\u2019interno del corpo, che determina quanto tempo le api invernali possano campare\u201d<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La strada per ridare una speranza alle api sembra dunque dover passare per le nostre mani umane, dobbiamo ridare alla nostra Terra un po\u2019 della ricchezza di cui l\u2019abbiamo privata. L\u2019agricoltura biodinamica ci \u00e8 alleata in questo. Cos\u00ec facendo abbiamo anche la possibilit\u00e0 di riequilibrare la nostra azienda, il piccolo mondo in cui viviamo, perch\u00e9 le api ci aiuteranno con il loro compito di regolare e dispensare correttamente l\u2019astralit\u00e0 nell\u2019aria, sono un meraviglioso veicolo di astralit\u00e0 tra l\u2019alveare e le piante che aspirano all\u2019elemento astrale. Dobbiamo allora seminare fiori e piantare piante da fiore per le api ma, quali fiori e quali piante?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A livello mondiale le esperienze in tal senso non mancano anzi, si fanno sempre pi\u00f9 frequenti. Ad esempio, al recente&nbsp;Convegno Mondiale di Agricoltura Biodinamica&nbsp;tenutosi a Dornach il cui tema quest\u2019anno \u00e8 stato le \u201cApi Creatrici di Alleanze\u201d, diverse le testimonianze in questa direzione.&nbsp;<strong>Heidi Hermann<\/strong>&nbsp;(Gran Bretagna),&nbsp;<strong>Peter Brown<\/strong>&nbsp;(con esperienze dal Sud Africa, dalla Germania e dall\u2019Inglilterra),&nbsp;<strong>Gunther Hauk<\/strong>&nbsp;(Virginia) e&nbsp;<strong>Michael Thiele<\/strong>&nbsp;(California) con un approccio all\u2019apicoltura di impostazione \u201cnaturale\u201d ci hanno mostrato meravigliosi campi fioriti seminati giust\u2019appunto per le api. Eppoi&nbsp;<strong>Thomas van Elsen<\/strong>&nbsp;dalla Germania mappatore di erbe selvatiche\u2026 Tutti ci spronano alla custodia delle bordure spontanee dei campi, all\u2019impianto e cura di siepi polifite, alla realizzazione di zone di set-aside (a fronte magari di qualche piccolo contributo pubblico) e ad immaginare di seminare strisce di fiori selvatici anche in centro abitato, nelle aree residuali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma veniamo alle nostre realt\u00e0. Come abbiamo detto in apertura non possiamo non considerare che il tempo sta cambiando, la Terra segue la propria evoluzione e, pure le nostre api mutano le loro necessit\u00e0: presumibilmente avranno sempre pi\u00f9 bisogno di trovare un territorio limitrofo (ed \u00e8 noto che per la raccolta del polline le api preferiscono muoversi poco, possibilmente entro un raggio di 800 metri, tanto pi\u00f9 d\u2019inverno se le temperature sono basse) ricco di pollini anche nel periodo tardo autunnale ed invernale. Poi, con l\u2019arrivo della primavera, almeno da noi in Italia, sono generalmente abbondanti le specie microterme a fioritura primaverile precoce, mentre la fioritura estiva o tardo estiva risulta difficoltosa e per il clima e per la scarsa fertilit\u00e0 del suolo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Noi dell\u2019<strong>Apicoltura Maricolli<\/strong>&nbsp;abbiamo messo a punto un approccio che \u00e8 in parte di studio ed in parte operativo e potrebbe costituire un\u2019ipotesi di lavoro anche per altre realt\u00e0 agricole.<br>L\u2019inverno passato \u00e8 stata l\u2019occasione per affrontare ancora alcuni studi sulle api ed il nostro primo obiettivo era quello di capire se il contesto ambientale in cui viviamo fosse sufficientemente ricco di fioriture (erbacee, arbustive e da piante d\u2019alto fusto) per un sano ed armonico sviluppo delle nostre famiglie d\u2019api. Abbiamo condotto un\u2019indagine su di un raggio di circa un chilometro che ha evidenziato forte carenza floreale per le piante erbacee da fiore, media carenza per le arbustive e meno marcata per le piante d\u2019alto fusto (grazie anche alla presenza di vivai di piante limitrofi e di un ricco parco nelle vicinanze).<br>Da queste basi si sono poi approfonditi gli studi sulle esigenze delle api in termini di piante pollinifere e nettarifere (prediligendo ovviamente le prime per tutti i motivi sanitari succitati) in modo da pianificare semine ed impianti nella prossima primavera-estate.<br>Non ha gran senso elencare qui i nomi propri di tutte le piante che abbiamo scelto: labiate perenni (alle quali abbiamo dedicato una zona riservata), semine scalari di facelia, borragine e senape nera, aiule destinate alle semine annuali di aglio, papaveri, girasoli, sedano, meliloto, ecc\u2026 Forse pi\u00f9 interessante potrebbe essere l\u2019approccio che abbiamo avuto e che ora vi descriviamo. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-8f761849 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\" style=\"flex-basis:33.33%\"><div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/demo.idra.it\/biodin\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/Apiario-Maricolli-2014-300x225-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-460\"\/><figcaption>Scorcio dell\u2019 apiario Maricolli<\/figcaption><\/figure>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\" style=\"flex-basis:66.66%\">\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel corso di questi ultimi anni ho sempre avuto la curiosit\u00e0 di osservare dove le api bottinavano di preferenza nei giorni, nelle settimane che si susseguivano dal solstizio d\u2019inverno in poi (l\u2019ape figlia del sole ne segue in modo fedele la crescita e la decrescita durante l\u2019anno). Ed allora si scoprono ritmi e preferenze impensabili. Mi annoto dove bottinano le api nei diversi periodi dell\u2019anno, volutamente anche un po\u2019 lontano dal nostro apiario, e <\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">questo mi aiuta a capire che cosa cercano e che cosa manca loro nei dintorni del nostro apiario. Ed allora a partire da dicembre le si vedr\u00e0 per esempio dal nespolo giapponese a qualche variet\u00e0 di viburno, dai bucaneve ai primi noccioli, dalla veronica allo sporadico tarassaco, eppoi sul salicone, dagli olmi, al frassino minore, al corniolo, dalle spighe dell\u2019ontano alla lonicera fragrantissima, eppoi ancora sul tarassaco ora pi\u00f9 frequente e via via cos\u00ec in una danza continua e sempre pi\u00f9 intensa. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nascer\u00e0 cos\u00ec la voglia di dare alle api una grande ricchezza di fiori, nascer\u00e0 anche la voglia di realizzare per loro quella che noi abbiamo chiamato \u201cla farmacia delle api\u201d perch\u00e9 noi siamo intimamente convinti che siano le api stesse, se ne hanno la possibilit\u00e0, a scegliere le piante ed i fiori per loro curativi (un po\u2019 come farebbero, se potessero, le mucche al pascolo scegliendo le erbe giuste che, una volta entrate nel ciclo del latte, aiuterebbero i loro vitelli a guarire dai malanni giovanili).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche&nbsp;<strong>Klaus Fleischmann<\/strong>&nbsp;(apicoltore viennese del secolo scorso) ipotizz\u00f2 nel comportamento delle api in fase di raccolta una scelta dei fiori basata sulle propriet\u00e0 medicinali delle piante visitate. Attualmente&nbsp;<strong>G.Savorelli, L.Tufano e D.Baracchi<\/strong>&nbsp;<em>[vd.Apitalia, gennaio 2014]<\/em>&nbsp;si chiedono:&nbsp;<em>\u201cL\u2019ape, secondo le situazioni, \u00e8 in grado di valutare la propria condizione sanitaria e fare delle scelte di \u201cautomedicazione\u201d cercando di bottinare cibi a maggior valenza medica?\u201d<\/em>. Dicono di non aver ancora molte risposte ma, di certo, hanno osservato che in presenza di covata calcificata (altra micosi delle api) vi \u00e8 un aumento nella raccolta di propoli.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nei nostri piccoli appezzamenti di terreno dedicati alle api cerchiamo di adottare, per quanto ci \u00e8 possibile delle tecniche di agricoltura biodinamica: in particolare la lavorazione del terreno la effettuiamo a mano o con mezzi leggeri con preventive arieggiature del terreno con un vecchio estirpatore (in mancanza di un adeguato ripuntatore o \u201cripper\u201d) e successive passate con un comune erpice a denti fissi. Per le semine facciamo il possibile per prediligere giorni di \u201cluce-fiori\u201d del calendario biodinamico e per i trapianti delle piante arbustive da fiore preferiamo la luna discendente (da non confondere con la luna calante). Abbiamo un nostro cumulo che rinnoviamo ogni due o tre anni; invece molta \u00e8 ancora la strada che dobbiamo fare sull\u2019uso dei preparati da spruzzo. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-8f761849 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\" style=\"flex-basis:33.33%\"><div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/demo.idra.it\/biodin\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/Facelia-2014-300x225-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-461\"\/><figcaption>Facelia in fiore, estate 2013 Maricolli<\/figcaption><\/figure>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\" style=\"flex-basis:66.66%\">\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Considerata l\u2019evoluzione della nostra Terra, osservati i cambiamenti climatici in atto e le rinnovate esigenze delle nostre api, ci restano aperti alcuni interrogativi. In particolare circa la semina o l\u2019impianto di essenze non autoctone che per\u00f2 sembrano quasi le uniche, in taluni periodi dell\u2019anno, a poter dare un sostegno alle api. Si veda a titolo d\u2019esempio la fioritura pienamente invernale del nespolo giapponese\u2026<br><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un altro esempio \u00e8 costituito da una pianta originaria dell\u2019Asia orientale ma presente anche in Giappone, Australia ed Africa, l\u2019 \u201cAlbero del miele\u201d (cos\u00ec chiamato in Ungheria; invece \u201cBeebee Tree\u201d in America ed Inglilterra), \u00e8 una Evodia, con oltre quaranta variet\u00e0, della famiglia delle Rutaceae (come il limone per intenderci anche se assomiglia molto di pi\u00f9 ai nostri frassini comuni). Da noi si comincia ad affermare in particolare l\u2019Evodia daniellii. La produzione nettarifera sembra sia molto significativa ma quel che pi\u00f9 ci interessa \u00e8 che le piante fioriscono normalmente nella seconda met\u00e0 dell\u2019estate e nel primo autunno e mantengono a lungo la fioritura e sembra che ci siano indizi che il fiore rafforzi il ciclo riproduttivo delle api. Inoltre il polline di Evodia impedirebbe la crescita di batteri. Oltre che nei frutti, anche nei fiori sono contenuti diversi alcaloidi che hanno, tra le altre, anche un\u2019azione antibiotica (antivirale e antibatterica), ricostituente e stimolano il sistema immunitario [si veda anche&nbsp;Apitalia, n.11\/2013,&nbsp;<strong>Martin Alber<\/strong>]. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Altre sperimentazioni con essenze non autoctone di forte interesse per le api sono portate avanti dall\u2019Universit\u00e0 di Pisa, in particolare sulla&nbsp;<strong>Cephalaria transsylvanica<\/strong>&nbsp;(famiglia delle Dipsacaceae) che \u00e8 una specie a fioritura estivo-autunnale, con fiori lilla e polline dal tipico colore rosa e sul&nbsp;<strong>Muscari Comosum<\/strong>&nbsp;con fioritura precoce in marzo ed aprile (famiglia delle Liliaceae).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non dovremmo dimenticare che un impulso forte ad agire per aiutare le api ci \u00e8 stato dato da&nbsp;<strong>R.Steiner<\/strong>&nbsp;in&nbsp;Le Api (O.O.351)&nbsp;nella conferenza del 10 dicembre 1923 disse:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>\u201cSar\u00e0 perci\u00f2 consigliabile in futuro che l\u2019apicoltore si attrezzi una specie di piccola serra, nella quale si possano coltivare artificialmente quelle piante particolarmente predilette dalle api in determinate stagioni dell\u2019anno, ed \u00e8 perci\u00f2 opportuno che esse le possano visitare; \u00e8 sufficiente una piccola aiuola di fiori, alla quale si dia accesso alle api, per esempio nel mese di maggio.\u201d<\/em><br>Ed aggiunge successivamente:<br><em>\u201cIn tal maniera, aiutandosi con una coltivazione artificiale di piante nella vicinanza degli alveari, si riuscir\u00e0 certamente a evitare in futuro tali malattie. Sono solo consigli da parte mia, delle proposte, ma sono convinto che si dimostreranno efficaci, perch\u00e9 derivano dalla conoscenza della natura delle api.\u201d<\/em><br>Ed ancora:<br><em>\u201c\u2026si possono fare tali tentativi con piante coltivate appositamente, quando in certe stagioni dell\u2019anno esse vengono a mancare in natura\u2026\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La convinzione e la forza con cui&nbsp;<strong>R.Steiner<\/strong>&nbsp;ha portato queste ed altre indicazioni nel corso delle conferenze sulle api mi ha sempre colpito. Credo che fosse molto vicino all\u2019Essere delle api e volesse anche (come nel corso delle conferenze sull\u2019agricoltura) dare degli aiuti concreti agli apicoltori gi\u00e0 alle prese con le prime difficolt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fiori per tutte le stagioni significheranno anche una variet\u00e0 di colori meravigliosi ed un respiro diverso per l\u2019Ape e per l\u2019Uomo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Luca Mion(Dal Primo Notiziario 2014) Un\u2019emozione forte mi prende quando, come stamane, rileggo le poche pagine de \u201cL\u2019Ape\u201d dal Libro degli Animali di Fabio Tombari, quarta edizione (\u201cper la giovent\u00f9\u201d), Mondadori, era il 1938. 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