{"id":3308,"date":"2012-10-03T12:49:47","date_gmt":"2012-10-03T12:49:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.biodinamica.org\/?p=3308"},"modified":"2012-10-03T12:49:47","modified_gmt":"2012-10-03T12:49:47","slug":"il-rapporto-delluomo-con-la-natura-fra-passato-e-futuro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/demo.idra.it\/biodin\/il-rapporto-delluomo-con-la-natura-fra-passato-e-futuro\/","title":{"rendered":"Il rapporto dell&#8217;uomo con la natura fra passato e futuro"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: right\">sintesi delle relazioni tenute all\u2019oasi S.Benedetto il 17-19 giugno 2011 &#8211;<br \/>\n<strong>prima parte di Stefano Pederiva<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Per l\u2019uomo attuale la natura viene vissuta come una realt\u00e0\u00a0 che sta fuori di noi, di cui ci serviamo per nutrirci, vestirci, costruire case, macchine e cos\u00ec via, di cui ci consideriamo padroni sfruttandone i materiali e l\u2019energia. Ci\u00f2 corrisponde alla nostra moderna coscienza scientifica: guardiamo verso la natura come spettatori, ne studiamo le leggi con un approccio prettamente quantitativo e analitico, considerando la dimensione morale della nostra esperienza come una realt\u00e0 privata e personale, del tutto staccata dalla ricerca scientifica. Una visione chiaramente dualistica. Quale conseguenza si evidenzia da questa impostazione ? E. Fromm la caratterizza dicendo: la scienza attuale ha un carattere necrofilo, cio\u00e8 distruttivo nei confronti della natura. Il dramma ecologico ne \u00e8 la pi\u00f9 evidente espressione. Il principio analitico ha in s\u00e9 un processo di divisione, un insieme viene fatto a pezzi e poi mi restano in mano le parti. Se tento di ricomporle ottengo una macchina, una sintesi artificiale, ma non una realt\u00e0 vivente.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-3309\" title=\"raffaello_platone_aristoteleR400\" src=\"http:\/\/www.biodinamica.org\/wp-content\/uploads\/raffaello_platone_aristoteleR400.jpeg\" alt=\"\" width=\"388\" height=\"267\" \/><\/p>\n<p>Se si va indietro nella storia ci si pu\u00f2 rendere conto che non \u00e8 sempre stato cos\u00ec: nel nostro medioevo, spesso caratterizzato come \u201coscuro\u201d e primitivo, i monaci hanno dato vita a ci\u00f2 che oggi ammiriamo come paesaggio rurale, con un rapporto del tutto costruttivo con la natura. In epoca ancora pi\u00f9 antica l\u2019uomo era riuscito ad ingentilire alberi selvatici facendone i nostri alberi da frutto, a trasformare le graminacee in grano da cui ricavare il pane, le vespe in api capaci di produrre il miele. Erano trasformazioni costruttive della durata di millenni e di cui oggi fruiamo ancora ampiamente. Con tutta la nostra scienza e il raffinato sviluppo tecnico, oggi non siamo in grado di raggiungere quanto hanno fatto i nostri predecessori. Come era possibile ci\u00f2? Possiamo ritrovare verso il futuro un rapporto biofilo, nel linguaggio di E.Fromm, con la natura?<\/p>\n<p>Si tratta di farsi una idea della diversa coscienza in cui viveva l\u2019uomo antico rispetto all\u2019uomo attuale. Nel momento in cui noi ci addormentiamo scompare la nostra coscienza di spettatore, subiamo le forze di gravit\u00e0, risuoniamo nel sonno con i ritmi cosmici, non siamo pi\u00f9 con la coscienza dentro il nostro corpo. Dove siamo? R.Steiner ci d\u00e0 una risposta molto chiara: siamo fuori di noi, diventiamo tutt\u2019uno con l\u2019ambiente circostante, soltanto che non ne siamo consapevoli. E\u2019 una condizione paragonabile a quella del bambino piccolo che non ha ancora una consapevolezza di s\u00e9, ma vive identificandosi con le sue esperienze sensoriali che lo uniscono a ci\u00f2 che sta intorno a lui. L\u2019uomo antico era in uno stato di coscienza di questo genere, percepiva la natura con forze di chiaroveggenza, cogliendovi la presenza di entit\u00e0 spirituali. Si pu\u00f2 anche dire con R.Steiner che l\u2019uomo ha la coscienza desta grazie alla sua attivit\u00e0 di pensiero, mentre nella sua attivit\u00e0 volitiva \u00e8 nel sonno, non sappiamo che cosa avviene nei nostri muscoli, nei nostri processi digestivi, cio\u00e8 in quelle attivit\u00e0 del nostro organismo che sono le premesse per la vita volitiva. L\u2019uomo antico viveva nella sua volont\u00e0, non ancora nella sfera cognitiva. Questo significa che sapeva agire con la sua volont\u00e0 magicamente sulla natura, poteva governare i processi vitali delle piante, gli eventi meteorologici, le forze della terra e le forze del fuoco. R.Steiner ci descrive come un\u00a0 uso errato di queste forze abbia portato alla scomparsa sotto le acque del continente atlantico, alla distruzione col fuoco dell\u2019antica Lemuria. Avendo allora l\u2019uomo ancora una coscienza collettiva, queste capacit\u00e0 magiche erano sotto la guida di figure sacerdotali, gli iniziati agli antichi oracoli. Tracce di questo rapporto magico con la natura si trovano in molte tradizioni, per esempio la capacit\u00e0 di Mos\u00e8 di governare le acque del mar Rosso per fuggire col suo popolo dall\u2019Egitto, oppure quella del Cristo che acquieta la tempesta del lago Genezareth. Anche le varie forme di esorcismo per far piovere, per evitare la grandine e cos\u00ec via, hanno in s\u00e9 elementi di questa prima fase.<\/p>\n<p>Una seconda fase \u00e8 caratterizzata da un nuovo tipo di rapporto con la natura, non ci si identifica pi\u00f9 del tutto con la sua realt\u00e0, ma ci si confronta con delle immagini della natura, \u00e8 la fase che alcuni storici chiamano mitologico-simbolica e che possiamo legare allo sviluppo delle forze del sentimento. Un esempio significativo \u00e8 dato dalla effige di una divinit\u00e0 che stava al centro dei misteri di Efeso, Artemide, la dea della caccia. Questo centro dei misteri dell\u2019Asia minore, \u00e8 a cavallo fra la cultura orientale e quella greca ed \u00e8 legato anche alla tradizione cristiana. Infatti Giovanni Evangelista, dopo il periodo passato a Patmo dove scrive l\u2019Apocalisse, vive ad Efeso\u00a0 e qui nasce il Vangelo che vede il Logos, la Parola, come realt\u00e0 da cui tutto ha origine. La Diana efesina ha una fisionomia assai singolare e misteriosa: la veste con le gambe forma una specie di tubo, abbiamo la massima contrazione, il busto con i molti seni ha in s\u00e9 il principio della moltiplicazione e della espansione, i due gesti archepici di ogni processo vitale, contrazione in autunno e inverno con la formazione dei semi, espansione in primavera ed estate con il ricco sviluppo vegetativo e floreale. Il collare della statua porta delle figure che rappresentano lo zodiaco, dietro al capo vi \u00e8 il disco solare. Sappiamo che la vita della natura tesse fra le forze della terra e quelle del cosmo, delle stelle mobili e delle stelle fisse. Sopra il capo della Diana vi \u00e8 un\u2019arnia, lo spazio dove si svolge una vita sociale entro un calore tenuto costante, sulla veste vi sono raffigurate delle api, oltre ad altri esseri. L\u2019ape \u00e8 caratterizzata dal fatto che la sua capacit\u00e0 riproduttiva \u00e8 tutta concentrata nella regina, per cui le api operaie non usano le loro forze riproduttive, ma sono in compenso capaci di produrre il miele. Nei misteri efesini si coltivavano i segreti della vita legati alle forze di riproduzione, queste nell\u2019uomo possono essere nobilitate e trasformate nelle forze del linguaggio, per cui in questo centro spirituale si aveva un cammino di iniziazione, le cui tappe di ritrovano nelle figurazioni della statua di Artemide, che penetrava nei segreti della natura per giungere fino alle forze creative del Logos. Se si guarda la statua nella sua parte posteriore si possono notare alcune forme archetipiche: il cerchio dove abbiamo il calore e l\u2019aspetto sociale dell\u2019arnia, delle pieghe che formano una specie di raggiera triangolare che irradia come la luce, l\u2019ape si orienta nelle sue danze grazie alla luce polarizzata del cielo, una serie di mezze lune come fossero onde dell\u2019acqua, il substrato per ogni processualit\u00e0 chimica l\u00e0 dove l\u2019ape trasforma il nettare dei fiori, un fermaglio quadrangolare, con un elemento di struttura che l\u2019ape realizza nelle cellette esagonali del favo. L\u2019ape lavora e tesse con i quattro elementi della natura, cio\u00e8 con le forze di vita della natura. Questa statua pu\u00f2 essere presa a simbolo della vita della natura.<\/p>\n<p>In un secondo centro dei misteri greci, ad Eleusi, il rapporto con la natura veniva espresso con immagini mitologiche, quelle di Proserpina che viene rapita da Plutone, il dio degli inferi, e di Demetra,la madre, che cerca la figlia nel tentativo di riportarla sulla terra, arrivando poi ad un compromesso: una parte dell\u2019anno Proserpina vive sulla terra, potremmo dire che \u00e8 la fase primaverile estiva della espansione della vita delle piante, e una parte dell\u2019anno vive con Plutone negli inferi, la fase di contrazione e invernale del respiro della natura. Abbiamo cio\u00e8 una immagine mitologica della natura quale ritmo, quale grande respiro della terra.<\/p>\n<p>Col passare dei secoli\u00a0 questo rapporto mitologico con la natura tende ad esteriorizzarsi, le immagini non vengono pi\u00f9 vissute con una partecipazione interiore e diventano allegorie. Si pu\u00f2 ricordare una tipica figurazione allegorica della terra vista come \u201cmadre\u201d di ogni vita, la \u201cTellus\u201d dell\u2019Ara pacis di Roma: con il cigno viene raffigurata l\u2019aria, con una specie di mostro l\u2019acqua, la fecondit\u00e0 della vita con i due bambini che tiene in braccio, la vita agricola dagli animali domestici e dalle piante. L\u2019uomo ormai si desta alla vita dei sensi, guarda il mondo con l\u2019occhio fisico, il raziocinio spegne le facolt\u00e0 chiaroveggenti e le realt\u00e0 spirituali della natura diventano pallide allegorie.<\/p>\n<p>Aristotele, il padre della cultura del pensiero, non lavora soltanto come filosofo, ma fa anche molte e dettagliate osservazioni della natura con un occhio non molto diverso da quello dello scienziato moderno.\u00a0 Quale maestro di Alessandro Magno gli trasmette in una forma anche schematica la conoscenza dei quattro elementi, i \u201crizomata\u201d che Empedocle vedeva all\u2019origine della vita della natura, la terra, l\u2019acqua, l\u2019aria e il fuoco, si tratta della nota rosa dei venti che viene poi presa come base della medicina di Galeno. Vi \u00e8 anche un nesso con la vita dell\u2019anima, l\u00e0 dove si parla dei quattro temperamenti, anch\u2019essi inseriti nello schema galenico: melanconico (terra), collerico (fuoco), flemmatico (acqua), sanguinico (aria). Per ogni elemento vi sono poi due qualit\u00e0 dette secondarie: per la terra il freddo e l\u2019umido, per l\u2019acqua l\u2019umido e il caldo,\u00a0 per il fuoco il caldo e il secco, per l\u2019aria il freddo e il secco. Queste qualit\u00e0 avevano poi diverse intensit\u00e0 dette \u201cgradi\u201d, per cui per esempio il pepe era caldo e secco al quarto grado, la rosa era fredda al primo grado e secca al secondo grado. L\u2019uomo si \u00e8 ormai destato al mondo della materia, da un lato, e dall\u2019altro inizia a sviluppare una autonoma vita di pensiero.<\/p>\n<p>Nel mondo nordico dell\u2019Europa il rapporto con la natura ha uno sviluppo un po\u2019 diverso che vale la pena di essere ricordato, in quanto fino ad oggi il mondo del settentrione, l\u2019Irlanda ed i paesi scandinavi per esempio, e quello meridionale mediterraneo, hanno una relazione spesso molto diversa con la natura. Noi siamo pi\u00f9 rivolti alla nostra interiorit\u00e0, alla vita dell\u2019anima, al nord si \u00e8 pi\u00f9 rivolti alla natura e alle sue trasformazioni. Un esempio si pu\u00f2 vedere nella storia della pittura se si confronta il paesaggio di un pittore fiammingo con quello di uno dei nostri pittori del Rinascimento: al nord la natura e l\u2019attivit\u00e0 agricola prevalgono decisamente sulla figura umana, al sud la priorit\u00e0 \u00e8 data con grande evidenza all\u2019uomo, messo al centro dalla nostra tradizione umanistica.\u00a0 I sacerdoti degli antichi misteri druidici operarono in senso magico con gli esseri della natura molto pi\u00f9 a lungo rispetto a quanto avveniva nell\u2019oriente e nel meridione, anche la facolt\u00e0 chiaroveggente che consente di percepire gi esseri elementari\u00a0 come gli gnomi le ondine, le silfidi e le salamandre, oppure i giganti del gelo e le entit\u00e0 delle tempeste, si sono mantenute praticamente fino agli\u00a0 inizi della moderna epoca scientifica. Gli altari dei druidi erano all\u2019aperto, nella grande natura, non vi erano templi con spazi chiusi, i menhir erano strumenti per cogliere l\u2019agire della forze del cosmo. Si vivevano ancora con una intima relazione gli eventi della natura che non erano sperimentati come realt\u00e0 esterne e lontane dall\u2019uomo.<\/p>\n<p>Abbiamo visto cos\u00ec tre grandi tappe nel rapporto dell\u2019uomo con la natura: una fase magico religiosa legata allo sviluppo della volont\u00e0, una fase mitologica simbolica legata allo sviluppo del sentimento\u00a0 e l\u2019inizio di una fase scientifica legata allo sviluppo del pensiero. Questo sguardo al passato consente di cogliere\u00a0 diverse dimensioni della coscienza dell\u2019uomo, cos\u00ec da avere qualche elemento per potersi orientare verso il futuro, l\u00e0 dove si fa il tentativo di andare oltre quell\u2019approccio necrofilo visto all\u2019inizio, in direzione di un percorso biofilo adeguato all\u2019uomo moderno. \u00a0\u00a0(fine prima parte)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>sintesi delle relazioni tenute all\u2019oasi S.Benedetto il 17-19 giugno 2011 &#8211; prima parte di Stefano Pederiva &nbsp; Per l\u2019uomo attuale la natura viene vissuta come una realt\u00e0\u00a0 che sta fuori di noi, di cui ci serviamo per nutrirci, vestirci, costruire case, macchine e cos\u00ec via, di cui ci consideriamo padroni sfruttandone i materiali e l\u2019energia. 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