{"id":22773,"date":"2025-08-20T14:52:02","date_gmt":"2025-08-20T14:52:02","guid":{"rendered":"https:\/\/demo.idra.it\/biodin\/?p=22773"},"modified":"2026-04-28T16:15:04","modified_gmt":"2026-04-28T16:15:04","slug":"il-linguaggio-delle-forme-cristalline-confronto-fra-prodotti-biologici-e-non-biologici","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/demo.idra.it\/biodin\/il-linguaggio-delle-forme-cristalline-confronto-fra-prodotti-biologici-e-non-biologici\/","title":{"rendered":"Il linguaggio delle forme cristalline: confronto fra prodotti biologici e non-biologici"},"content":{"rendered":"<p>di Grazia Trebbi \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0<strong><a href=\"https:\/\/demo.idra.it\/biodin\/the-language-of-crystalline-forms-comparison-between-organic-and-conventional-products\/\">English version here<\/a><\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong>Il linguaggio delle forme cristalline: confronto fra prodotti biologici e non-biologici<\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong>Dott.ssa Grazia Trebbi <\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong>Introduzione<\/strong><\/p>\n<figure id=\"attachment_22774\" aria-describedby=\"caption-attachment-22774\" style=\"width: 600px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-22774 size-full\" src=\"https:\/\/demo.idra.it\/biodin\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/1.png\" alt=\"\" width=\"600\" height=\"439\" srcset=\"https:\/\/demo.idra.it\/biodin\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/1.png 600w, https:\/\/demo.idra.it\/biodin\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/1-300x220.png 300w\" sizes=\"(max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-22774\" class=\"wp-caption-text\"><span style=\"color: #008000;\">Figura 1. Superficie dedicata alla produzione biologica in UE aggiornata al 2023. Fonte: Eurostat. Organic crop area by agricultural production methods and crops (dati online codice: org_cropar DOI: 10.2908\/org_cropar)<\/span><\/figcaption><\/figure>\n<p>Secondo il Regolamento UE 2018\/848 la produzione biologica \u00e8 un sistema di gestione sostenibile volto a produrre alimenti con sostanze e processi naturali. Tale metodo incoraggia a rispettare i cicli naturali, migliorare la qualit\u00e0 dei suoli, delle acque e dell\u2019aria, preservare gli equilibri degli ecosistemi ed assicurare un impiego responsabile dell\u2019energia e delle risorse naturali. Negli ultimi anni il settore dell\u2019agricoltura biologica nell\u2019Unione Europea (UE) si \u00e8 sviluppato rapidamente: nel 2022 la superficie destinata a tale produzione agricola ha raggiunto i 16,9 milioni di ettari (ha), rappresentando il 10,5% del totale della superficie agricola utilizzata (Eurostat 2024). In particolare, in Italia nel 2023 la superficie convertita al biologico e quella in conversione ha raggiunto quasi i 2,5 milioni di ha, posizionandosi al terzo posto dopo Spagna e Francia. In Figura 1 \u00e8 mostrata la distribuzione in UE della superficie dedicata al biologico.<\/p>\n<p>Il mercato del biologico \u00e8 in continuo sviluppo soprattutto grazie alla crescente domanda dei consumatori i quali, secondo l\u2019indagine dell\u2019Eurobarometro sull&#8217;agricoltura dell&#8217;UE e la PAC (Politica Agricola Comune), attribuiscono sempre pi\u00f9 importanza agli alimenti biologici, confidando che essi siano pi\u00f9 conformi a norme specifiche su pesticidi, fertilizzanti e antibiotici, pi\u00f9 rispettosi dell&#8217;ambiente e del benessere degli animali (Commissione Europea 2024). Considerato quindi questo elevato interesse, la legislazione ha previsto delle norme a tutela dei consumatori, che in tal modo vedono assicurata l\u2019autenticit\u00e0 e la conformit\u00e0 del prodotto. La garanzia \u00e8 data da un sistema di certificazione gestito da organismi di controllo autorizzati che verificano il rispetto delle normative europee. Tale processo comprende l&#8217;analisi documentale e controlli ispettivi periodici in azienda, che possono prevedere anche la raccolta di campioni per le analisi chimiche. Queste ultime includono la ricerca di residui di sostanze chimiche di sintesi come i pesticidi, la quantificazione di contaminanti come nitrati, fosforo e metalli pesanti, l\u2019analisi di sostanze come azoto e polifenoli (che possono differire tra prodotti biologici e non biologici) e la misurazione del tenore di ingredienti biologici nei prodotti trasformati\/processati (almeno il 95% per assicurare il rispetto della normativa). Tale sistema di controllo dunque garantisce la genuinit\u00e0 del prodotto e la sua conformit\u00e0 a specifiche modalit\u00e0 di produzione.<\/p>\n<p>Considerando per\u00f2 la produzione biologica in termini di qualit\u00e0 alimentare, il dibattito relativo alla effettiva superiorit\u00e0 qualitativa dei prodotti biologici rispetto a quelli non biologici \u00e8 tuttora aperto e attuale, poich\u00e9 il concetto di qualit\u00e0 \u00e8 complesso e pu\u00f2 assumere significati diversi a seconda dei differenti punti di vista. Esistono infatti molteplici aspetti legati alla qualit\u00e0 dei prodotti alimentari: quelli di natura intrinseca, che possiamo valutare usando i sensi come colore, aspetto, sapore e odore e quelli di natura estrinseca, che non sono tangibili ma che fanno comunque parte del prodotto, come l&#8217;origine, il metodo di produzione, la sostenibilit\u00e0 ambientale e l&#8217;etica (Espejel <em>et al<\/em> 2007). Se dal punto di vista della sicurezza la qualit\u00e0 dei prodotti biologici \u00e8 garantita da normative rigorose che vietano l&#8217;uso di pesticidi, fertilizzanti chimici e OGM (i prodotti biologici tendono ad avere meno residui di pesticidi e sostanze nocive), dal punto di vista nutrizionale la differenza rispetto ai prodotti non biologici \u00e8 discussa: infatti, le prove disponibili per trarre conclusioni definitive rimangono ancora limitate a causa sia della presenza di <em>bias<\/em> (errori sistematici) e variabili confondenti negli studi disponibili, sia della breve durata della maggior parte di essi (Giampieri <em>et al<\/em> 2022; Rahman <em>et al<\/em> 2024). Inoltre, molti lavori scientifici che studiano la qualit\u00e0 nutrizionale dei prodotti alimentari si basano sulla quantificazione analitica dei singoli nutrienti isolati, i cui valori sono riportati nelle tabelle nutrizionali, e sulla valutazione dei loro effetti sulla salute mediante un approccio causa-effetto (relazione tra un evento, la causa, e il risultato che ne deriva, l&#8217;effetto). Tale criterio si inquadra all\u2019interno di una visione riduzionista, che tende a considerare un essere vivente come la mera somma delle singole componenti legate fra loro da relazioni causa-effetto. Ma ad uno sguardo pi\u00f9 attento, la questione \u00e8 un po&#8217; pi\u00f9 complicata, perch\u00e9 l\u2019organismo vivente \u00e8 molto pi\u00f9 del semplice insieme dei singoli ingredienti. Da una prospettiva di biologia sistemica, infatti, esso pu\u00f2 essere considerato come un insieme coerente, sinergico e altamente complesso (Sauer <em>et al<\/em> 2007): la pianta o l\u2019animale da cui ha origine il cibo va dunque visto come \u201cl\u2019intera pianta\u201d o \u201cl\u2019intero animale\u201d dotato di caratteristiche quali forma, autoregolazione e resilienza. L\u2019auto-regolazione \u00e8 intesa come la capacit\u00e0 degli organismi di adattare e mantenere vari parametri fisiologici e biologici a livelli relativamente costanti, mentre la resilienza \u00e8 intesa come &#8220;elasticit\u00e0&#8221;, ossia la capacit\u00e0 di affrontare le sfide, resistendo e riprendendosi da un evento avverso attraverso l\u2019adattamento e la crescita. Occorre dunque allargare la prospettiva e considerare l\u2019alimento non solo dal punto di vista riduzionista come combinazione di nutrienti, ma anche secondo una visione olistica come prodotto \u201cdell\u2019intera pianta\u201d o \u201cdell\u2019intero animale\u201d e fonte attiva di nutrimento che pu\u00f2 influenzare l\u2019equilibrio tra corpo, mente e spirito. In quest\u2019ottica il prodotto alimentare potr\u00e0 essere caratterizzato anche da una \u201cqualit\u00e0 olistica\u201d, che lo rappresenta nella sua totalit\u00e0, includendo non solo la sostanza materiale di cui \u00e8 composto, ma anche le \u201cqualit\u00e0 interne\u201d come integrit\u00e0 e vitalit\u00e0 insite in esso. La vitalit\u00e0 indica il modo in cui l\u2019autoregolazione di un organismo esprime la sua capacit\u00e0 di adattarsi e crescere a seguito di una condizione sfavorevole. Essa pu\u00f2 essere correlata al prodotto stesso o all&#8217;effetto del prodotto sul consumatore (Kahl <em>et al<\/em> 2012). Appare evidente che le analisi chimiche basate su un approccio quantitativo riduzionista sono inadeguate per rilevare un tale livello di qualit\u00e0; serve dunque un diverso metodo di valutazione in grado di visualizzare qualitativamente nella sua interezza il campione da analizzare. Una proposta in tal senso \u00e8 rappresentata dalle analisi morfologiche-qualitative basate sullo studio delle strutture e delle forme (Trebbi 2025). Tali metodiche hanno lo scopo di caratterizzare da un punto di vista morfologico il prodotto da saggiare ed evincere dalle strutture formative informazioni qualitative sul prodotto stesso. Lo scopo del presente lavoro \u00e8 quello di evidenziare e descrivere eventuali differenze fra prodotti biologici e non biologici proprio attraverso l\u2019applicazione di tali tecniche, in particolare attraverso il metodo cristallografico dell\u2019evaporazione delle gocce (<em>Droplet Evaporation Method<\/em>, DEM).<\/p>\n<p><strong>Il metodo di evaporazione delle gocce (DEM) <\/strong><\/p>\n<p>Il DEM \u00e8 basato sulla formazione di <em>patterns <\/em>(modelli formativi) cristallini indotti dal processo di evaporazione: il campione in forma liquida \u00e8 posto su un substrato e lasciato essiccare (Kokornaczyk <em>et al<\/em> 2011). Durante la transizione di fase del solvente, le particelle di materia eventualmente presenti si auto-assemblano sotto l\u2019azione di diverse forze fisiche, formando al bordo della goccia o al suo interno strutture cristalline dalle forme pi\u00f9 o meno complesse e con diverso grado di ordine. Il modo in cui le particelle si auto-organizzano definisce il <em>pattern<\/em> morfologico che si origina al termine della fase di evaporazione. La creazione di tali modelli formativi dipende non solo dalle dinamiche di flusso durante l&#8217;evaporazione, ma anche dalle condizioni ambientali esterne (temperatura, umidit\u00e0 relativa, idrofilia\/idrofobicit\u00e0 del substrato, pressione e radiazione UV) ed interne alla goccia, relative alla sua composizione (tensione superficiale, bagnabilit\u00e0, viscosit\u00e0, forza ionica, dispersione dei colloidi e conduttanza termica) (Zang <em>et al<\/em> 2019; Wilson e D\u2019Ambrosio 2023). Quando tuttavia le gocce sono fatte evaporare nello stesso ambiente in condizioni controllate, il loro processo di essiccazione dipende esclusivamente dalla composizione del liquido. Pertanto, una sua leggera differenza porta a cambiamenti nella transizione di fase durante il processo di essiccazione e, di conseguenza, a un <em>pattern<\/em> diverso. Questa estrema sensibilit\u00e0 del processo di formazione del <em>pattern<\/em> alla composizione del liquido rende idoneo il metodo DEM all&#8217;analisi della qualit\u00e0 di prodotti agricoli e alimentari. Una prova preliminare condotta in cieco su una serie di prodotti biologici e non-biologici fra i quali cereali, frutta, ortaggi, uova, latte e vino ha evidenziato che il DEM \u00e8 in grado di discriminare fra i gruppi bio\/non-bio nell\u201986,7 % dei casi analizzati (Kokornaczyk, comunicazione personale).<\/p>\n<p>Brevemente, dal punto di vista metodologico, il protocollo sperimentale prevede la deposizione delle gocce del campione da saggiare su vetrini porta-oggetto, la loro evaporazione in condizioni controllate, l\u2019osservazione dei residui essiccati al microscopio ottico, la fotografia dei pattern ottenuti ed infine la loro valutazione (Trebbi 2025). Per quanto riguarda l\u2019analisi delle immagini, essa pu\u00f2 essere effettuata tramite un approccio \u201csoggettivo\u201d, mediante l\u2019osservazione visiva e descrittiva dei <em>patterns<\/em> da parte dell\u2019osservatore, e\/o tramite un approccio \u201coggettivo\u201d attraverso un\u2019analisi computerizzata con l\u2019ausilio di un software di elaborazione di immagine. L\u2019approccio soggettivo \u00e8 basato sulla percezione visiva e permette di ottenere una valutazione qualitativa dell\u2019immagine nella sua globalit\u00e0 attraverso l\u2019identificazione e la descrizione delle forme e dei <em>patterns<\/em>presenti. L\u2019approccio oggettivo \u00e8 basato sull\u2019elaborazione computerizzata e permette di ottenere una valutazione quantitativa dell\u2019immagine, visualizzabile attraverso la creazione di grafici e tabelle. I parametri che possono essere considerati in un\u2019analisi morfologica sono molteplici e comprendono la complessit\u00e0, l\u2019eterogeneit\u00e0, l\u2019ordine, la simmetria, i descrittori dimensionali, le relazioni che s\u2019instaurano tra le parti e il tutto come le continuit\u00e0 o le discontinuit\u00e0, ecc \u2026 L\u2019analisi soggettiva od oggettiva di tali aspetti fornisce una valutazione qualitativa morfologica globale del campione analizzato.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Analisi DEM: confronto fra prodotti biologici e non-biologici\u00a0 <\/strong><\/p>\n<p>In questa sezione \u00e8 presentata una serie di immagini di strutture cristalline ottenute da diverse tipologie di prodotti non trasformati (frumento, cece e noce) e pi\u00f9 o meno lavorati (vino, succo di mela, composta di mirtilli) al fine di valutare gli effetti del metodo di coltivazione sulla capacit\u00e0 di cristallizzazione. Nel caso del frumento vengono mostrate anche alcune immagini relative all\u2019effetto della concimazione chimica sul suolo. Per ciascun prodotto viene proposta in questa sede una descrizione qualitativa visiva dell\u2019immagine pi\u00f9 rappresentativa scelta sulla base della maggiore ripetibilit\u00e0 dei <em>patterns<\/em>presenti: i risultati ottenuti forniscono un\u2019indicazione preliminare e un punto di partenza per ampliare le conoscenze sul metodo DEM e le sue potenzialit\u00e0 applicative in campo agricolo. Inoltre, la valutazione visiva o tramite software dell\u2019insieme delle immagini ottenute nelle prove sperimentali pu\u00f2 fornire un\u2019ampia base di dati da sottoporre ad un\u2019approfondita analisi statistica (qui non riportata perch\u00e9 esula dallo scopo del presente articolo), permettendo di interpretare i risultati e verificare o meno le ipotesi di partenza.<\/p>\n<figure id=\"attachment_22775\" aria-describedby=\"caption-attachment-22775\" style=\"width: 1033px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-22775 size-full\" src=\"https:\/\/demo.idra.it\/biodin\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/2.png\" alt=\"\" width=\"1033\" height=\"343\" srcset=\"https:\/\/demo.idra.it\/biodin\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/2.png 1033w, https:\/\/demo.idra.it\/biodin\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/2-300x100.png 300w, https:\/\/demo.idra.it\/biodin\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/2-1024x340.png 1024w, https:\/\/demo.idra.it\/biodin\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/2-768x255.png 768w\" sizes=\"(max-width: 1033px) 100vw, 1033px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-22775\" class=\"wp-caption-text\"><span style=\"color: #008000;\">Figura 2. Frumento tenero: strutture cristalline derivate dal campione biologico (A) e non biologico (B).<\/span><\/figcaption><\/figure>\n<p>Per quanto riguarda i prodotti non trasformati, la Figura 2 mostra alcune immagini relative a strutture cristalline di semi di cereali, in particolare di frumento tenero coltivato in regime biologico e non biologico. Ad un primo sguardo si pu\u00f2 percepire il diverso grado di complessit\u00e0 strutturale che caratterizza i due campioni; in quello biologico (Figura 2A) \u00e8 possibile identificare un centro cristallino ben definito in cui \u00e8 concentrata una maggior densit\u00e0 di materiale cristallizzato, organizzato in motivi dendritici simil-frattali, formati da segmenti lineari maggiormente collegati fra loro. Dendritico significa che il cristallo ha una forma ramificata simile ad un albero con diramazioni che si estendono da un nucleo centrale verso l\u2019esterno; \u00e8 inoltre simil-frattale in quanto la struttura cristallina pu\u00f2 essere approssimata ad un oggetto frattale (un frattale \u00e8 un oggetto di forma estremamente irregolare, dotato di auto-similarit\u00e0: si ripete nella sua forma allo stesso modo su scale diverse e, ingrandendo una qualunque sua parte, si ottiene una figura simile all&#8217;originale). Dal centro alla periferia dell\u2019immagine il disegno cristallino tende poi a diradarsi in singoli cristalli piccoli e isolati, per lo pi\u00f9 a forma di croce. Al contrario, dall\u2019osservazione del campione non biologico (Figura 2B) emerge chiaramente la mancanza di \u201ccentralit\u00e0\u201d strutturale osservata nel campione biologico; \u00e8 inoltre presente una minor densit\u00e0 di materiale cristallizzato, organizzato in forme cristalline semplici, non raggruppate e meno complesse, il cui tratto pu\u00f2 essere puntiforme, a foggia di croce o piccoli dendriti poco ramificati.<\/p>\n<p>Un\u2019altra famiglia di vegetali considerata \u00e8 quella delle leguminose; in particolare, si \u00e8 analizzato il cece, di cui si riportano alcune immagini indicative in Figura 3. Come si pu\u00f2 osservare, appare netta la differenza fra i due campioni. Nel cece da agricoltura biologica (Figura 3A) si riconosce un <em>pattern<\/em> geometrico caratterizzato da linee rette principali da cui dipartono segmenti pi\u00f9 piccoli disposti perpendicolarmente rispetto ai principali (crescita dendritica), creando strutture \u201ca croce\u201d, \u201ca pettine\u201d o \u201cad antenna\u201d. Inoltre tale motivo si ripete con dimensioni diverse, dando ragione anche della caratteristica simil-frattale del modello formativo. Ancora, \u00e8 possibile osservare che le rette sono perfettamente equidistanti e parallele fra loro formando un rigido reticolo di linee che, seppur non organizzato in un disegno centrato e armonico, \u00e8 a tratti ordinato e dotato di un certo grado di simmetria. Nel campione di confronto non-bio (Figura 3B) la quantit\u00e0 di materiale cristallizzato \u00e8 nettamente inferiore, non si evidenziano strutture complesse organizzate ma sono presenti forme cristalline puntiformi piccole e singole, non strutturate o connesse fra loro.<\/p>\n<figure id=\"attachment_22776\" aria-describedby=\"caption-attachment-22776\" style=\"width: 1043px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-22776 size-full\" src=\"https:\/\/demo.idra.it\/biodin\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/3.png\" alt=\"\" width=\"1043\" height=\"347\" srcset=\"https:\/\/demo.idra.it\/biodin\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/3.png 1043w, https:\/\/demo.idra.it\/biodin\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/3-300x100.png 300w, https:\/\/demo.idra.it\/biodin\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/3-1024x341.png 1024w, https:\/\/demo.idra.it\/biodin\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/3-768x256.png 768w\" sizes=\"(max-width: 1043px) 100vw, 1043px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-22776\" class=\"wp-caption-text\"><span style=\"color: #008000;\">Figura 3. Cece: strutture cristalline derivate dal campione biologico (A) e non biologico (B). <\/span><\/figcaption><\/figure>\n<p>La Figura 4 riporta alcune immagini rappresentative delle strutture cristalline di campioni di noce da agricoltura biologica e non biologica. Le forme cristalline presenti nel campione biologico sono variegate e comprendono sia strutture a lemniscata (forma a otto rovesciato, utilizzata in matematica come simbolo per indicare l\u2019infinito: \u00e8 un tipo di curva chiusa, simmetrica e rappresentativa di sviluppo, equilibrio, armonia e unit\u00e0, Figura 4A) sia motivi a linee curve che si intrecciano fra loro secondo uno schema che ricorda la ramificazione elicoide o a grappolo delle infiorescenze cimose e racemose, meglio evidenziabile in Figura 5.<\/p>\n<figure id=\"attachment_22777\" aria-describedby=\"caption-attachment-22777\" style=\"width: 1045px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-22777 size-full\" src=\"https:\/\/demo.idra.it\/biodin\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/4.png\" alt=\"\" width=\"1045\" height=\"318\" srcset=\"https:\/\/demo.idra.it\/biodin\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/4.png 1045w, https:\/\/demo.idra.it\/biodin\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/4-300x91.png 300w, https:\/\/demo.idra.it\/biodin\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/4-1024x312.png 1024w, https:\/\/demo.idra.it\/biodin\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/4-768x234.png 768w\" sizes=\"(max-width: 1045px) 100vw, 1045px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-22777\" class=\"wp-caption-text\"><span style=\"color: #008000;\">Figura 4. Noce: strutture cristalline derivate dal campione biologico (A) e non biologico (B).<\/span><\/figcaption><\/figure>\n<p>In entrambi i casi il disegno cristallino \u00e8 caratterizzato da simmetria, equilibrio, proporzione e armonia, che nell\u2019insieme trasmettono una sensazione di completezza e ordine. Nel caso invece del campione non biologico (Figura 4B), si osserva la presenza di strutture cristalline singole, isolate e non organizzate in un <em>pattern<\/em> definito e ben riconoscibile.<\/p>\n<figure id=\"attachment_22784\" aria-describedby=\"caption-attachment-22784\" style=\"width: 522px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-22784 size-full\" src=\"https:\/\/demo.idra.it\/biodin\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/5a.png\" alt=\"\" width=\"522\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/demo.idra.it\/biodin\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/5a.png 522w, https:\/\/demo.idra.it\/biodin\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/5a-300x172.png 300w\" sizes=\"(max-width: 522px) 100vw, 522px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-22784\" class=\"wp-caption-text\"><span style=\"color: #008000;\">Figura 5. Noce: strutture cristalline a linee curve derivate dal campione biologico.<\/span><\/figcaption><\/figure>\n<p>Oltre ai prodotti non trasformati, il DEM \u00e8 stato applicato anche ad alcuni alimenti che hanno subito una minima trasformazione, come il vino, il succo di mela e la composta di mirtilli. In Figura 6 sono mostrate alcune immagini relative a strutture cristalline derivate da campioni di vino rosso (Cabernet) e bianco (Pignoletto), biologico e non biologico. Nei campioni biologici \u00e8 possibile osservare la presenza di diverse forme che nel loro insieme creano un disegno armonioso, equilibrato, ordinato e gradevole da guardare. Ad esempio, la forma a stella in Figura 6A \u00e8 caratterizzata da una simmetria pentaraggiata quasi perfetta in cui i raggi sembrano rispettare precise relazioni e proporzioni; non solo, ma le ramificazioni secondarie che nascono da tali raggi e quelle terziarie, pi\u00f9 piccole, che si generano da questi ultimi sono in una relazione di equivalenza ben definita, risultando paralleli e creando una struttura simil-frattale. Ancora, le strutture osservabili in Figure 6B sono caratterizzate da linee curve che si intrecciano fra loro secondo uno schema preciso e proporzionato (come osservato anche nel campione di noce) che, proponendo ai nostri sensi un equilibrio armonico di forme, suscitano in noi un\u2019emozione estetica e stimolano il senso del bello, evocando al contempo sensazioni di dinamismo e movimento.<\/p>\n<figure id=\"attachment_22782\" aria-describedby=\"caption-attachment-22782\" style=\"width: 1052px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-22782 size-full\" src=\"https:\/\/demo.idra.it\/biodin\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/6a.png\" alt=\"\" width=\"1052\" height=\"612\" srcset=\"https:\/\/demo.idra.it\/biodin\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/6a.png 1052w, https:\/\/demo.idra.it\/biodin\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/6a-300x175.png 300w, https:\/\/demo.idra.it\/biodin\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/6a-1024x596.png 1024w, https:\/\/demo.idra.it\/biodin\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/6a-768x447.png 768w\" sizes=\"(max-width: 1052px) 100vw, 1052px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-22782\" class=\"wp-caption-text\"><span style=\"color: #008000;\">Figura 6. Vino rosso e bianco: strutture cristalline derivate dal campione biologico (A-B) e non biologico (C-D). <\/span><\/figcaption><\/figure>\n<p>Invece, i disegni cristallini creati dai vini di confronto non biologici presentano, nel caso del vino rosso (Figura 6C), strutture di ampio spessore che possono essere pi\u00f9 o meno circolari (a globulo) o allungate (a bastoncello), con margini irregolari. Tali forme non presentano ramificazioni dendritiche simil-frattali, ma sembrano piuttosto ammassi di materiale apparentemente privi di uno specifico motivo strutturale. Nel caso del vino bianco (Figura 6D), il materiale cristallizzato presente tende a formare strutture dai contorni poco netti e precisi: si riescono ad intravedere strutture di ampio spessore, allungate, a forma bastoncellare, caratterizzate da setti trasversali e con qualche ramificazione. Tuttavia, in generale il disegno finale \u00e8 poco definito, non \u00e8 organizzato in un modello strutturale simmetrico, ordinato, ben riconoscibile e ripetibile.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda il succo di mela, alcune immagini indicative dei campioni biologici e non biologici sono mostrate in Figura 7. Il confronto evidenzia la presenza nel campione biologico di un modello formativo arborescente ben definito, caratterizzato da segmenti retti da cui dipartono ramificazioni secondarie, che a loro volta danno origine a rami terziari (<em>pattern<\/em> dendritico simil-frattale); nel campione non biologico si assiste ad un tentativo della materia di auto-organizzarsi in un <em>pattern<\/em>, ma esso risulta incompleto, parziale e frammentario. Infatti, accanto ad aree in cui le particelle tendono a strutturarsi in un modello dendritico riconoscibile, sono evidenti ampie zone dove i cristalli sono ridotti ad ammassi informi, densi, pi\u00f9 o meno grandi o a singole strutture allungate dai contorni irregolari.<\/p>\n<figure id=\"attachment_22781\" aria-describedby=\"caption-attachment-22781\" style=\"width: 1020px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-22781 size-full\" src=\"https:\/\/demo.idra.it\/biodin\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/7a.png\" alt=\"\" width=\"1020\" height=\"314\" srcset=\"https:\/\/demo.idra.it\/biodin\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/7a.png 1020w, https:\/\/demo.idra.it\/biodin\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/7a-300x92.png 300w, https:\/\/demo.idra.it\/biodin\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/7a-768x236.png 768w\" sizes=\"(max-width: 1020px) 100vw, 1020px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-22781\" class=\"wp-caption-text\"><span style=\"color: #008000;\">Figura 7: Succo di mela: strutture cristalline derivate dal campione biologico (A) e non biologico (B).<\/span><\/figcaption><\/figure>\n<p>Infine, in Figura 8 sono riportate alcune immagini rappresentative di cristalli ottenuti da campioni biologici e non biologici di composta di mirtilli. Le immagini del campione biologico evidenziano un motivo strutturale a linee curve che tendono a formare lemniscate o cerchi\/semicerchi che si intrecciano fra loro terminando con ramificazioni che ricordano la forma di un ventaglio. Anche in questo caso il disegno finale, dotato di un certo grado di ordine e simmetria, evoca movimento e dinamismo. Al contrario, i residui del campione di composta di mirtilli non biologica (Figura 8B) presentano una morfologia molto pi\u00f9 eterogenea, disordinata e asimmetrica rispetto alla precedente: in particolare, si osserva la presenza di materiale fitto e denso, al cui interno sono presenti in maniera disomogenea altre strutture allungate, rette, a \u201cbastoncello\u201d disposte in maniera casuale, confusa, e caotica.<\/p>\n<figure id=\"attachment_22783\" aria-describedby=\"caption-attachment-22783\" style=\"width: 1027px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-22783 size-full\" src=\"https:\/\/demo.idra.it\/biodin\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/8a.png\" alt=\"\" width=\"1027\" height=\"312\" srcset=\"https:\/\/demo.idra.it\/biodin\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/8a.png 1027w, https:\/\/demo.idra.it\/biodin\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/8a-300x91.png 300w, https:\/\/demo.idra.it\/biodin\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/8a-1024x311.png 1024w, https:\/\/demo.idra.it\/biodin\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/8a-768x233.png 768w\" sizes=\"(max-width: 1027px) 100vw, 1027px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-22783\" class=\"wp-caption-text\"><span style=\"color: #008000;\">Figura 8. Composta di mirtilli: strutture cristalline derivate dal campione biologico (A) e non biologico (B).<\/span><\/figcaption><\/figure>\n<p>Oltre a verificare gli effetti del metodo di coltivazione su diverse tipologie di prodotto, il DEM \u00e8 stato applicato anche per valutare gli effetti della concimazione chimica. Tale concimazione \u00e8 basata sull\u2019uso di fertilizzanti chimici di sintesi e utilizzata nei sistemi di coltivazione non biologici. E\u2019 noto che un uso eccessivo di fertilizzanti chimici pu\u00f2 indurre acidificazione del suolo con conseguente riduzione del contenuto di sostanza organica, di humus e del numero di organismi benefici (Chali Abate 2023). Il loro impiego dunque non \u00e8 in linea con i principi della produzione biologica, che prevede l\u2019utilizzo di sostanze naturali (effluenti di allevamento o sostanza organica preferibilmente compostati e di produzione biologica), di concimi e ammendanti autorizzati. Nell\u2019ambito applicativo del DEM, risulta interessante verificare se la concimazione chimica abbia un effetto non solo sul suolo ma anche sul prodotto finale. A tal fine \u00e8 stata condotta una prova sperimentale coltivando frumento tenero su suoli diversamente concimati e valutando l\u2019effetto dei diversi livelli di concimazione sulla capacit\u00e0 di cristallizzazione dei semi (Kokornaczyk, comunicazione personale). I risultati sono riportati in Figura 9, che mostra le strutture cristalline derivanti da semi coltivati in suoli con tre livelli crescenti di concimazione (Figura 9, 1-3) rispetto a un suolo non concimato (Figura 9, 0). Si pu\u00f2 osservare che la struttura cristallina del campione a zero-concimazione \u00e8 caratterizzata da un <em>pattern<\/em> complesso ma ordinato e riconoscibile. Le singole particelle cristalline si susseguono senza soluzione di continuit\u00e0 in modo continuo e ininterrotto, connettendosi fra loro a formare un\u2019unica ampia struttura ad andamento dendritico simil-frattale. Al contrario, nelle immagini dei semi ottenute dalle piante che hanno ricevuto la concimazione chimica si osserva che a mano a mano che i livelli aumentano le strutture cristalline cominciano a perdere la forma dendritica simil-frattale, diventando sempre pi\u00f9 frammentarie e puntiformi. Esse appaiono incomplete, disorganiche, disunite e slegate: sono prive di ordine, non \u00e8 pi\u00f9 distinguibile il motivo strutturale di base e viene meno la coesione e i legami fra le particelle. Tale risultato pu\u00f2 essere interpretato come una diminuzione della capacit\u00e0 di auto-organizzazione della materia contenuta nei campioni derivanti da terreni concimati chimicamente.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<figure id=\"attachment_22785\" aria-describedby=\"caption-attachment-22785\" style=\"width: 874px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-22785 size-full\" src=\"https:\/\/demo.idra.it\/biodin\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/9.png\" alt=\"\" width=\"874\" height=\"658\" srcset=\"https:\/\/demo.idra.it\/biodin\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/9.png 874w, https:\/\/demo.idra.it\/biodin\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/9-300x226.png 300w, https:\/\/demo.idra.it\/biodin\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/9-768x578.png 768w\" sizes=\"(max-width: 874px) 100vw, 874px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-22785\" class=\"wp-caption-text\"><span style=\"color: #008000;\">Figura 9. Strutture cristalline di semi di frumento tenero coltivato con crescenti livelli (da 0 a 3) di concimazione chimica. Immagini pubblicate per gentile concessione dell&#8217;autrice, Maria Olga Kokornaczyk<\/span><\/figcaption><\/figure>\n<p><strong>Conclusioni<\/strong><\/p>\n<p>Sulla base delle osservazioni sui campioni analizzati finora, \u00e8 possibile suggerire che le forme cristalline derivanti dai prodotti biologici sono pi\u00f9 complesse, ordinate e simmetriche rispetto a quelle dei campioni non biologici e, combinandosi armonicamente in <em>patterns <\/em>strutturali, danno origine in noi ad una emozione estetica e al senso del bello. La capacit\u00e0 formativa della materia, cio\u00e8 il modo in cui essa si struttura in una forma cristallina pi\u00f9 o meno complessa e armoniosa, pu\u00f2 essere interpretata come la manifestazione della propriet\u00e0 di auto-organizzazione della materia volta a mantenere e proteggere la propria integrit\u00e0 di forma. Gli stessi organismi viventi sono costantemente impegnati a salvaguardare la propria integrit\u00e0 dalle molteplici influenze esterne. La ricerca in agricoltura biologica parte proprio dall&#8217;ipotesi che le pratiche di coltivazione (concimazione, lavorazione del terreno, variet\u00e0 di semi, ecc.) influenzino il grado in cui un organismo pu\u00f2 mantenere la propria integrit\u00e0, e questo ha una forte correlazione con la salute dell&#8217;organismo, sia esso vegetale, animale o umano (Velimirov <em>et al<\/em> 2010): un prodotto alimentare coltivato rispettando l\u2019ambiente e i cicli naturali verrebbe arricchito di quel \u201c<em>quid<\/em> qualitativo\u201d esprimibile come una maggiore vitalit\u00e0, che potrebbe tradursi nella creazione di strutture cristalline dalla forma integra, armoniosa, equilibrata e generatrice di incanto e suggestioni piacevoli. Alimentarsi con cibi che abbiano questa caratteristica potrebbe avere ricadute benefiche e positive sul benessere fisico, mentale e spirituale di noi consumatori, contribuendo al mantenimento del delicato equilibrio di queste tre dimensioni. In tale ambito, il metodo DEM si \u00e8 rivelato uno strumento idoneo per la valutazione di questa capacit\u00e0 e, pi\u00f9 in generale, della qualit\u00e0 olistica dei prodotti agro-alimentari. Infatti, propriet\u00e0 sistemiche come integrit\u00e0, autoregolazione e vitalit\u00e0 non sono valutabili dai comuni metodi di analisi in quanto aspetti di una struttura organizzativa non interpretabili solo in base alle singole componenti. Un ulteriore elemento che sottolinea la potenzialit\u00e0 del DEM come strumento di valutazione qualitativa riguarda il tipo di <em>output<\/em> (cio\u00e8 il risultato finale o l&#8217;elemento terminale di un procedimento) che si ottiene al termine del protocollo. Tale elemento non \u00e8 un valore numerico, come di solito si ottiene da una misurazione quantitativa, ma \u00e8 un\u2019immagine che comunica e si esprime attraverso il linguaggio visivo. Questo tipo di linguaggio rappresenta un veicolo di comunicazione estremamente efficace; esso \u00e8 universale e pu\u00f2 essere compreso da chiunque; \u00e8 immediato poich\u00e9 il cervello elabora le immagini molto pi\u00f9 velocemente rispetto al testo; \u00e8 efficace nel catturare l\u2019attenzione (un&#8217;immagine suscita interesse in pochi istanti) e favorisce una migliore memorizzazione (le persone ricordano l&#8217;80% di un contenuto visivo rispetto al solo 20% di un testo). Ancora, le immagini hanno un forte impatto emotivo, possono evocare emozioni profonde e comunicare il messaggio in modo istantaneo. Proprio attraverso questo canale comunicativo, la scelta di cibi buoni, salutari e vitali corrispondenti ad immagini belle che suscitano sensazioni gradevoli potrebbe essere promossa, stimolata e potenziata, migliorando e salvaguardando in tal modo la salute dei consumatori e premiando i produttori virtuosi che decidono di coltivare la terra e allevare animali rispettando i principi della Natura.<\/p>\n<p><strong>Per contattare l\u2019Autrice:<\/strong> <strong><a href=\"mailto:gtstudio1.6@gmail.com\">gtstudio1.6@gmail.com<\/a><\/strong><\/p>\n<p>Ringraziamenti<\/p>\n<p>Desidero ringraziare la Dott.ssa Maria Olga Kokornaczyk per avermi fornito le immagini di Figura 9; i tecnici agrari Elena Zaramella e Paolo Pistis per i campioni di noci; gli agricoltori Giovanni Sassudelli e Roberto Denart per i campioni rispettivamente del succo di mela e della composta di mirtilli. Un sentito e profondo ringraziamento va alla Dott.ssa Lucietta Betti per la condivisione di idee e opinioni sui temi oggetto dello studio e per la revisione critica del presente articolo.<\/p>\n<p>Bibliografia<\/p>\n<p>Chali Abate J. 2023 The impacts of using inorganic chemical fertilizers on the environment and human health. OMCIJ 13(3): 555864. DOI: 10.19080\/OMCIJ.2023.13.555864<\/p>\n<p>Commissione Europea 2024. Special Eurobarometer 556 \u2013 Europeans, Agriculture and the CAP. DOI 10.2762\/5962409<\/p>\n<p>Espejel J, Fandos C, Flavian C. 2007 The role of intrinsic and extrinsic quality attributes on consumer behaviour for traditional food products.\u00a0 Manag Serv Qual 17(6): 681-701. DOI 10.1108\/09604520710835000<\/p>\n<p>Eurostat 2024. EU organic farming: 16.9 million hectares in 2022. <a href=\"https:\/\/ec.europa.eu\/eurostat\/web\/products-eurostat-news\/w\/ddn-20240619-3\">https:\/\/ec.europa.eu\/eurostat\/web\/products-eurostat-news\/w\/ddn-20240619-3<\/a>ultimo accesso 21\/10\/2025<\/p>\n<p>Giampieri F, Mazzoni L, Cianciosi D, Alvarez-Suarez JM, Regolo L, Sanchez-Gonzalez C, Capocasa F, Xiao J, Mezzetti B, Battino M. 2022 Organic vs conventional plant-based foods: A review. Food Chem 383: 132352 DOI.org\/10.1016\/j.foodchem.2022.132352<\/p>\n<p>Kahl J, Baars T, B\u00fcgel S, Busscher N, Huber M, Kusche D, Rembia\u0142kowska E, Schmid O, Seidel K, Taupier-Letage B, Velimirov A, Za\u0142ecka A. 2012 Organic food quality: a framework for concept, definition and evaluation from the European perspective. J Sci Food Agric 92(14): 2760-2765. 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