{"id":15983,"date":"2021-11-26T20:36:18","date_gmt":"2021-11-26T18:36:18","guid":{"rendered":"https:\/\/demo.idra.it\/biodin\/?p=15983"},"modified":"2021-11-26T20:36:18","modified_gmt":"2021-11-26T18:36:18","slug":"terra-e-spirito-rifondare-lecologismo-con-una-scienza-ideale-e-unagricoltura-della-liberazione-di-c-triarico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/demo.idra.it\/biodin\/terra-e-spirito-rifondare-lecologismo-con-una-scienza-ideale-e-unagricoltura-della-liberazione-di-c-triarico\/","title":{"rendered":"Terra e spirito. Rifondare l\u2019ecologismo con una scienza ideale e un\u2019agricoltura della liberazione (di C. Triarico)"},"content":{"rendered":"<p><b><a href=\"\/wp-content\/uploads\/La-spiritualita-della-terra.png\"><img decoding=\"async\" src=\"\/wp-content\/uploads\/La-spiritualita-della-terra.png\" alt=\"\" width=\"467\" height=\"687\" class=\"alignnone size-full wp-image-15984\" \/><\/a><\/b><\/p>\n<p><strong>Terra e spirito\u00a0<\/strong><i><strong>Rifondare l\u2019ecologismo con una scienza ideale e un\u2019agricoltura della liberazione<\/strong> \u00e8 il testo scritto da <strong>Carlo Triarico<\/strong> per la pubblicazione <\/i><i style=\"color: #333333;font-weight: 300\">dell&#8217;Associazione Culturale &#8220;Centro Studi Giuseppe Colucci&#8221; di Penna San Giovanni<\/i><i style=\"font-weight: 300\">\u00a0&#8220;<strong>La spiritualit\u00e0 della Terra<\/strong>&#8221; a cura di <strong>Paolo Bascioni e Roberto Brioschi<\/strong>.<br \/>\n<\/i><i style=\"font-weight: 300\">Riportiamo di seguito il contributo completo di Triarico. Buona lettura.<\/i><\/p>\n<p><i>Una nuova agricoltura e una nuova Terra <\/i><\/p>\n<p>La cura della casa comune chiede di fondare su nuove basi il dibattito sul futuro della Terra e dell\u2019alimentazione. Davanti al progressivo aumento degli esseri umani candidati allo sterminio per fame, all\u2019ingiustizia e alla disgregazione degli equilibri naturali, potremo plasmare un futuro degno se sapremo nutrirlo di una creativit\u00e0 spirituale, tale da concepire un\u2019altra convivenza. Una parte importante di questo futuro \u00e8 oggi riposto nella possibilit\u00e0 di cambiare il paradigma agroalimentare. In questo compito possiamo contare su di una condizione di vantaggio. Mentre infatti per altre attivit\u00e0 umane siamo in una fase ancora sperimentale di prassi della transizione ecologica, il paradigma ecologico in agricoltura, nato ad opera dell\u2019agricoltura biodinamica, ha un secolo di pratiche in campo e relazioni sociali consolidate. Non solo.<\/p>\n<p>L\u2019agricoltura ecologica con le sue soluzioni empiriche, \u00e8 nata sulla scorta di una teoresi rigorosa concepita da Rudolf Steiner insieme ai suoi allievi. L\u2019ecologismo ha infatti una fonte nella riflessione spirituale della Scienza dello spirito e della Filosofia della libert\u00e0, una scuola di pensiero volta alla libert\u00e0 dell\u2019essere umano, concepita su solide basi spirituali. Un testo come \u201cLa Filosofia della libert\u00e0\u201d di Steiner pone non solo la questione della crisi, ma anche le fondamenta per il suo superamento ad opera di una prassi umana libera. L\u2019agricoltura ecologica, regolamentata in Europa fin dal 1991 e oggi punto di riferimento per il Green Deal UE, nasce per semplificazione dall\u2019agricoltura biodinamica. Gli stessi regolamenti europei che ne hanno normato l\u2019applicazione e il mercato sono stati mutuati dalle linee guida concepite dall\u2019agricoltura biodinamica fin dal 1929 e contenute negli standard Demeter. Si tratta dell\u2019esempio vivente, ad opera contadina, di come un\u2019azione per il cambiamento possa essere fondata su base spirituale. Tale esempio, per la sua rivoluzionaria portata, \u00e8 stato osteggiato dai totalitarismi del Novecento e costituisce ancora oggi una scomoda verit\u00e0 per una scienza retriva, al servizio di un dogma sociale e scientifico reazionario. Una scienza siffatta vuol lasciar credere che le attuali ingiuste relazioni della convivenza siano le condizioni ineludibili dell\u2019esistenza. L\u2019agricoltura ecologica sorta da una scienza spirituale, per\u00f2, difficilmente pu\u00f2 essere rimossa, anche di fronte a tentativi pervicaci di esclusione e addomesticamento. L\u2019agricoltura biologica potrebbe essere infatti ridotta a una mera tecnica di sostituzione di sostanze meno inquinanti, senza modificare il modello agroalimentare dei nostri tempi. A questo tentativo di addomesticamento l\u2019agricoltura biodinamica oppone, a vantaggio di tutta l\u2019agricoltura, la missione di formare un contadino e un cittadino consapevoli, capaci di concepire nuovi paradigmi agroalimentari.<\/p>\n<p>Abbiamo legato il futuro della Terra a un\u2019ideologia che presenta s\u00e9 stessa come necessit\u00e0 al fine di celare processi sociali e tecnici arbitrari e ingiusti. Spazzato ogni confronto critico, oggi le teorie economiche marginaliste neoclassiche e persino l\u2019ipotesi neoliberista hanno smesso di presentarsi come teorie interpretative di meccanismi sociali, per spacciarsi come la pura descrizione dell\u2019universale sociale. La pretesa storica di una coincidenza del reale col razionale assolutizzato \u00e8 vizio che diverse scuole di pensiero hanno denunciato come fondamento dei totalitarismi del Novecento. Tanto pi\u00f9 per\u00f2 questa ideologia si presenta come inevitabile meccanismo, tanto pi\u00f9 si svela come il risultato di una coercizione.<\/p>\n<p>La filosofia sociale \u00e8 invece un ambito ricco di possibilit\u00e0. L\u2019economia \u00e8 una scienza viva di creativit\u00e0. Esse non sono quello scheletro morto e meccanicamente ripetitivo a cui l\u2019accademia e la politica le hanno ridotte nel perpetrare l\u2019ingiustizia. Ce ne accorgiamo soprattutto nel lavoro sulla terra e nella vita dell\u2019agricoltura, che viene fatta apparire ingannevolmente come mera attivit\u00e0 economica primaria \u00a0e dovrebbe poter essere invece vita ed attivit\u00e0 pienamente sociale e dunque pienamente una dimensione dell\u2019umano. L\u2019agricoltura, la filosofia sociale, l\u2019economia possono associare altre discipline, come la politica, la matematica e la fisica, il diritto e la storia offrendoci la possibilit\u00e0 di un profondo cambio di passo per il futuro della Terra. Una solidariet\u00e0 delle diverse discipline con il mondo dell\u2019agricoltura consiste nella divisione e condivisione di questo lavoro umano che abbiamo davanti e che \u00e8 ormai urgente compiere non solo per i contadini.<\/p>\n<p><i>Beni virtuali, beni comuni e beni spirituali<\/i><\/p>\n<p>Le nuove possibilit\u00e0 tecnologiche rischiano di essere stabilmente monopolio di \u00e9lite dominanti capaci di appropriarsi della genetica agraria, della sovranit\u00e0 alimentare umana e di dati personali, tutti estratti e accumulati in grandi masse. Coi beni spirituali comuni sottratti alla libert\u00e0 individuale, alle comunit\u00e0 umane e naturali esse cercano di indirizzare le sorti umane per occulti algoritmi, che hanno come fine una nuova accumulazione originaria. Grazie ad esse l\u2019economia virtuale sta concentrando immani ricchezze e poteri via via sottratti non solo ai contadini, non solo al mondo della produzione e del lavoro, ma all\u2019economia reale tout court. Si tratta per\u00f2 di possibilit\u00e0 tecnologiche che una scienza della liberazione pu\u00f2 fare proprie per concepire profondit\u00e0 di analisi e ricchezza di prospettive umane. \u00c8 una via che raramente \u00e8 oggi percorsa, occupata com\u2019\u00e8 la strada da una pseudo-scienza unidimensionale e dogmatica, tanto nelle discipline sociali, tanto in quelle naturali, tanto in quelle umane. E il dogma della dottrina \u00e8 che il mercato e la verit\u00e0 scientifica dominanti sono infallibili.<\/p>\n<p>Tanto pi\u00f9 questo credo \u00e8 forte e pervasivo, tanto pi\u00f9 esso pu\u00f2 permettersi di adottare analisi deboli, spiegazioni insulse, azioni rudimentali per impedire il cambiamento di paradigma. Il crollo del modello agroalimentare, incapace di sfamare il mondo nonostante l\u2019impiego di risorse e tecnologie potenti, ne \u00e8 la manifestazione nuda. Come per ogni totalitarismo siamo davanti a un\u2019ideologia che non \u00e8 ricca di argomenti, ma forte di potere e capace di eliminare pensieri originali, paradigmi riformatori e comportamenti individuali liberi. Sull\u2019agricoltura grava una dottrina fascinosa, che mira a irrigimentare le nuove generazioni mentre si ammanta di evidenze e dati artatamente selezionati per dimostrare l\u2019immutabilit\u00e0 del paradigma agroalimentare e quindi sociale. Il paradigma meccanicistico che aveva dominato nella scienza a partire dal Diciannovesimo secolo e poi messo in crisi dalle riflessioni sul male del Novecento, ha oggi ripreso il vigore in un sistema che \u00e8 ai suoi ultimi esiti e per questo rabbiosamente arroccato. Mentre per coscienza evolutiva i cittadini sempre pi\u00f9 scelgono di alimentarsi in modo sano e i contadini scelgono di coltivare in modo libero, aumenta la disponibilit\u00e0 operativa di individui culturalmente poveri intenti a frenare e impedire l\u2019evoluzione del sistema agroalimentare dei tempi correnti. Lo fanno per via giuridica, imponendo ai cittadini e ai contadini una scienza come una tecnica di Stato, o ricorrendo al condizionamento mediatico. La scienza ipotetica domina cos\u00ec sia l\u2019accademia sia il dibattito pubblico delegittimando ogni approccio riformatore, affermandosi come religione dei dati fattuali, aggressiva verso il nuovo possibile. La scienza si proclama tecne, saper fare e viene spogliata di episteme, sapere cosa fare. Davanti a una sorta di monoteismo scientista abbiamo bisogno di una scienza immaginativa dei fenomeni naturali e dei fenomeni sociali, una scienza della liberazione. \u00c8 questa la prospettiva che l\u2019agricoltura biodinamica pu\u00f2 contribuire ad aprire.<\/p>\n<p><i>L\u2019umile periferia terrestre <\/i><\/p>\n<p>\u00c8 sempre pi\u00f9 chiaro che il sistema agroalimentare deve cambiare. Cresce infatti la preoccupazione per lo stato di salute della Terra e cresce l\u2019instabilit\u00e0, con il mondo che vede aumentare il numero degli esseri umani rifiutati e un conflitto mondiale che accende continuamente i suoi focolai. Non si tratta pi\u00f9 di una sensibilit\u00e0 di pochi visionari. Davanti a uno sterminio contro i pi\u00f9 deboli e contro le periferie del Pianeta, toccher\u00e0 proprio alle periferie pi\u00f9 emarginate di diven tare l\u2019origine di impulsi verso nuove forme di convivenza. Per quanto siano occultate, appaiono proprio li le relazioni tra lo stato dell\u2019ambiente, l\u2019ingiustizia e l\u2019impedimento allo sviluppo spirituale dell\u2019essere umano. Proprio dalla vita rurale, come vita della convivialit\u00e0 (per dirla con Ivan Illich), sorgono esempi di vita umani e civili di un\u2019ecologia integrale. \u00c8 questo un processo innovatore polare a quello che programma di innovare su impulso e volont\u00e0 di un centro dirigente. Proprio con dirigismo centralista si \u00e8 cercato di intervenire sulle relazioni tra condizioni dell\u2019ambiente rurale e politiche civili. Questo \u00e8 stato il paradigma dell\u2019agronomia che a partire dagli anni Settanta ha diffuso la \u201crivoluzione verde\u201d. Questa ideologia ha puntato sull\u2019introduzione di una tecnocrazia agraria produttivista, che fosse capace di sfamare il Pianeta, sopprimere il disagio e sventare cos\u00ec le \u201crivoluzioni rosse\u201d, con cui tanti affamati stavano sovvertendo violentemente equilibri geopolitici storici. L\u2019innovazione dirigista era per\u00f2 destinata al fallimento, perch\u00e9 segnata almeno da due tare esiziali: l\u2019illusione che il potere della tecnica sia in s\u00e9 risolutivo e la concessione del dominio del processo a un\u2019economia della competizione e dello scarto. E tanto pi\u00f9 aumentava il disagio per una ricetta sbagliata e la catastrofe umanitaria e ambientale diventavano travolgenti, ancora pi\u00f9 la politica agroalimentare ha continuato a seguire la sua ricetta, estremizzandone gli esiti verso un\u2019agricoltura insostenibile imponendo come soluzioni le cause del male. Le soluzioni tecniche diventano sempre pi\u00f9 sofisticate ed energeticamente insostenibili. Lo spreco consumistico, l\u2019inquinamento, la distruzione delle risorse energetiche (specie non rinnovabili), lo sterminio per fame sono diventati i punti distintivi del sistema agroalimentare mondiale. Negli ultimi anni i candidati allo sterminio per fame sono aumentati di milioni. I \u201c17 Sustainable developement goals\u201d, che l\u2019ONU ha definito come gli obbiettivi necessari per cambiare il nostro mondo, rischiano di essere usati come alibi, lasciando intendere che siano un\u2019utopia e non obbiettivi praticabili. Questo perch\u00e9 richiedono un cambio profondo e non semplici correzioni del sistema.<\/p>\n<p>Se non \u00e8 possibile continuare con un\u2019agricoltura che consuma le risorse, minaccia la salute, impoverisce l\u2019ambiente e gli stessi agricoltori, allora occorre concepire un\u2019agricoltura ecologica come nuovo paradigma della convivenza I goals dell\u2019ONU hanno senso se sono assunti come nuova agenda collettiva. Il nuovo modello agricolo non dovr\u00e0 porsi solo sfide tecniche, ma acquisire una prospettiva di sistema e fondamenti spirituali. Va innanzitutto riconosciuta la natura sociale e non meramente economico produttiva e tecnologica dell\u2019agricoltura. Quel mondo rurale, la casa di met\u00e0 dell\u2019umanit\u00e0, da cui provengono cultura, diritto, nutrizione e mantenimento degli equilibri ambientali per tutti gli abitanti del Pianeta, esprime un fermento di innovazione, che pu\u00f2 essere ispiratore per nuovi indirizzi e dare un senso alla svolta dei tempi. Dalle periferie pi\u00f9 umili non emerge solo un disagio, ma anche un\u2019azione consapevole verso un nuovo modello agricolo per l\u2019ecologia integrale, guidato dalle comunit\u00e0 del cibo.<\/p>\n<p>Per l\u2019agricoltura biodinamica non c\u2019\u00e8 un luogo della superficie di un globo che possa arrogarsi di essere il centro, se non per arbitrio e a costo di ingiustizie. La periferia costituisce la fonte stessa dell\u2019individualit\u00e0 agricola. Il suolo vivente si esprime come periferia vivente e grande evoluzione dell\u2019umilt\u00e0. L\u2019humus il colloide che ospita e permette la vita \u00e8 il cuore di questo prezioso patrimonio vitale. Il suolo fertile di humus ospita una densit\u00e0 vivente e biodiversit\u00e0 come nessun altro luogo della Terra. Per questo l\u2019umile periferia terrestre, contiene la massima presenza di vitalit\u00e0 del Pianeta. Gli ultimi in terra sono gi\u00e0 i primi. Ma questa condizione non proviene da un semplice stato di natura. \u00c8 dovuta al lavoro continuativo degli agricoltori per far coevolvere la terra madre, allevando l\u2019humus per farlo diventare un essere dalle qualit\u00e0 straordinarie. Il rovesciamento delle condizioni sociali dalla direzione di un centro agli impulsi della periferia \u00e8 una chiave che trova nel terreno fertile dell\u2019agricoltura un esempio vivente nel suo suolo fertile. La desertificazione \u00e8 invece la tendenza identitaria a cui l\u2019agricoltura produttivista condanna i suoli. Una simile agricoltura \u00e8 dipendente da centri di potere e da input esterni e non prevede l\u2019apporto delle periferie. Finch\u00e9 questo modello agricolo, perpetuer\u00e0 il proprio dominio persisteranno le formule che attribuiscono alle \u00e9lite il compito dell\u2019innovazione. Siamo convinti della ineluttabilit\u00e0 di un modello decadente dalla fisiologia che attribuisce al sistema nervoso centrale le stesse facolt\u00e0 attraverso i nervi detti motori. L\u2019idea che i nervi non siano solo sensori, ma anche generatori di volont\u00e0 e di prassi proviene da un\u2019idea sociale che vede il centro-cervello il centro gerarchico di comando. La prassi umana attribuita al comando centrale di un cervello \u00e8 il modello stesso dell\u2019organizzazione disumanizzata delle gerarchie sociali. La volont\u00e0 individuale perde cos\u00ec ogni possibilit\u00e0 di libert\u00e0 se \u00e8 diretta da impulsi eminentemente fisiologici del sistema neurosensoriale. Il suolo vivente mostra invece che come la periferia della terra, le mani e i piedi dell\u2019essere umano sono liberi e la parte pi\u00f9 distintiva dell\u2019umano.<\/p>\n<p>L\u2019agricoltura delle periferie \u00e8 anche il modello ispiratore per una societ\u00e0 nuova, in cui le scelte non provengano dal centro, ma dagli impulsi di volont\u00e0, dalla prassi umana, dalle aspirazioni degli ultimi. Cos\u00ec salveremo anche il centro, poich\u00e9 il centro del mondo deve essere il luogo dell\u2019ascolto e della custodia generato dalle periferie. Occorre allora sostenere le realt\u00e0 agricole individuali e libere, che daranno vita a comunit\u00e0 del cibo, cos\u00ec da unire contadini e cittadini e rompere, a partire dall\u2019applicazione della prossima PAC, la separazione tra \u00e9lite del privilegio e mondo della disperazione.<\/p>\n<p><i>Riconosciamo una storia alla natura <\/i><\/p>\n<p>Per questo vi \u00e8 un cammino spirituale da compiere. La critica marxista si \u00e8 impegnata perch\u00e9 fosse riconosciuta l\u2019umanit\u00e0 per la sua possibilit\u00e0 di produrre libera da bisogni fisiologici. In questo l\u2019essere umano si distingue dall\u2019animale che produce esclusivamente per una necessit\u00e0 genetica, o istinto di gruppo. L\u2019eccellenza umana non \u00e8 la perizia tecnica, cos\u00ec esaltata dalla scienza dogmatica. Non \u00e8 nemmeno nella produzione della bellezza che per alcuni costituirebbe in s\u00e9 la salvezza. In quanto a bellezza le celle esagonali delle api superano tanti manufatti umani. Quello che distingue i prodotti di un essere umano da quelli di un essere di natura sta nel fatto che un essere umano pu\u00f2 anche produrre qualcosa in uno stato di libert\u00e0 dal bisogno, dopo aver concepito un\u2019idea, manifestando la propria umanit\u00e0 nella prassi della libera volont\u00e0. Sulla base delle aspirazioni del singolo essere umano libero la lunga azione degli esseri umani individuali diviene storia umana e non semplice sequenza di eventi. L\u2019umanit\u00e0 esiste come ente emergente rispetto al singolo, in quanto \u00e8 storia di tendenze agli ideali dati.<\/p>\n<p>Aver introdotto una distinzione tra animale ed essere umano non ci esime dalla responsabilit\u00e0 di comprendere se la natura, oltre all\u2019umanit\u00e0 abbia una storia e quindi sia l\u2019ente emergente da impulsi sorti dai tipi naturali. Il materialismo ha negato alla natura, come ente emergente, la libert\u00e0 che ha riconosciuto all\u2019umanit\u00e0. Oggi possiamo liberare la natura per liberare l\u2019umanit\u00e0, rovesciando l\u2019assunto che non riconosce alla natura una comunione di varie intenzionalit\u00e0. Alla base di ci\u00f2 c\u2019\u00e8 la metafisica dell\u2019origine materialistica del mondo. Per il dogma materialista la vita sarebbe sorta dalla materia. A quest\u2019ultima andrebbe riconosciuta la dote dell\u2019innatalit\u00e0 e dell\u2019immortalit\u00e0 un tempo riconosciuta alla Divinit\u00e0. In realt\u00e0 non osserviamo mai la materia generare spontaneamente la vita e osserviamo invece i processi viventi che sedimentano materia. La biologia non sa definire la vita. Abbiamo allora bisogno di una scienza ideale, ossia una scienza che tratti gli ideali come oggetto di ricerca. Possiamo allora sperimentare se i principi e i tipi ideali siano la prima produzione di base con cui la natura realizza liberamente singoli enti. Dobbiamo per questo dare dignit\u00e0 scientifica allo studio dei principi e dei tipi naturali, come oggetti ideali di una scienza immaginativa. Le singole manifestazioni naturali che ci si presentano come necessarie, apparirebbero allora come le conseguenze di una facolt\u00e0 libera creatrice presente nella natura che si articola per tipi. Il singolo alveare sarebbe s\u00ec necessitato a un comportamento specifico, ma sotto l\u2019influenza di una pi\u00f9 ampia libert\u00e0 creativa del tipo di cui gli alveari sono la manifestazione. L\u2019identit\u00e0 di ciascun tipo animale non \u00e8, come invece nel caso dell\u2019essere umano, indipendente nel singolo individuo. Non per questo dobbiamo negare alla natura una facolt\u00e0 creatrice libera e dunque una storia.<\/p>\n<p>Se adottiamo questo percorso dobbiamo per\u00f2 anche rovesciare l\u2019assunto idealistico e dare consistenza concreta all\u2019ideale quale feno meno e trattarlo empiricamente come un ente conoscibile le cui manifestazioni sono i singoli enti di natura. Possiamo cos\u00ec trattare i principi fisici e i tipi vegetali e animali come la manifestazione di esseri che agiscono attivamente nella storia naturale. Per una simile visione ampia, ma su base sapienziale e non scientifica, la saggezza contadina atavica \u00e8 stata capace di domesticare e plasmare terre, piante e animali. Per una strada rifondata su basi scientifico spirituali, oggi l\u2019ecologia agricola considera la vita, l\u2019organizzazione e il tipo come le matrici, i bozzetti generali che precedono la materia con le sue sedimentazioni. E di tanto l\u2019essere umano perde la sua intima natura e diviene subumano quando produce meccanicamente, senza consapevolezza e per mera necessit\u00e0 adattativa, cos\u00ec altrettanto la natura perde se stessa e diviene sub-natura quando \u00e8 ridotta a una coazione di necessit\u00e0 e smette di manifestarsi nella creazione libera del tipo evolutivo.<\/p>\n<p><i>Dalla sub-natura al sub-umano fino al transumanesimo <\/i><\/p>\n<p>La sub-natura si \u00e8 generata per effetto dell\u2019abbrutimento della natura a opera del sistema produttivo moderno, che la riduce a merce e la consuma. Cos\u00ec, decadute e asservite, la natura e l\u2019umanit\u00e0 sono due orfane senza ragione e senza storia. Alla natura, nella sua assimilazione al processo moderno di accumulazione e consumo, potr\u00e0 essere concessa una mera evoluzione dettata da necessit\u00e0 adattativa, la formula prevalente e banale dell\u2019evoluzione darwiniana. Non altro. Si tratta di un\u2019evoluzione priva di storia, un susseguirsi di mutazioni eteroprodotte. Questa condizione mette uomo e natura davanti a una stessa crisi. Tanto gli esseri umani trasformati in oggetti della produzione meccanica sono stati disumanizzati e privati di una propria storia, tanto i tipi naturali dell\u2019agricoltura iperproduttiva sono stati privati di una storia evolutiva, di una storia propriamente detta, attraverso una selezione meccanica indotta dalle tecnologie della vita.<\/p>\n<p>\u00c8 questo il prodotto di un lungo processo. Dapprima con una impietosa applicazione dell\u2019ideologia borghese gli operai sono stati isolati dalle proprie radici umane, poi privati di dignit\u00e0 ed estraniati in una catena di montaggio. Sulla base di questo stesso modello \u00e8 stata concepita l\u2019evoluzione naturale come filogenesi selettiva, riflesso meccanico ed effetto necessario di input solamente esterni regolati dalla competizione per la sopravvivenza. Abbiamo escluso ogni processo interno compiuto liberamente dal tipo. Come abbiamo privato esseri umani della libert\u00e0 e di una propria vita spirituale, cos\u00ec abbiamo escluso dalla storia il tipo naturale, escludendo ogni ispirazione libera e creativa che potesse originare da una realt\u00e0 soprasensibile che vive nel mondo. Su questa base abbiamo infine concepito la selezione industriale pi\u00f9 recente delle specie agricole, fino ad arrivare agli OGM, il frutto di una modificazione meccanica priva di coevoluzione. Allo stesso modo dell\u2019umanit\u00e0 disumanizzata e condotta al transumano, stiamo trattando la natura, sfruttata, inquinata e ridotta a subnatura per arrivare al trasnaturale. Il rovesciamento in favore di un\u2019agricoltura della liberazione richiede di superare questa crisi.<\/p>\n<p><i>L\u2019organicismo e la cura dell\u2019humus <\/i><\/p>\n<p>Attraversare la soglia di una nuova agricoltura ci permette di avviare un cammino contadino che concepisce la realt\u00e0 terrestre come condizione necessaria per l\u2019atto creativo della conoscenza, ma non individua nella terra la causa necessaria e il fine ultimo. L\u2019agricoltura biodinamica che fonda il campo come un organismo a ciclo chiuso per questo riesce a portare a un livello emergente di relazione i singoli fenomeni che sarebbero separati nella loro manifestazione.<\/p>\n<p>La civilt\u00e0 contadina ha operato mirabilmente nell\u2019evoluzione. Dalla conoscenza dei tipi ideali, ha indirizzato un\u2019azione nel Vivente. Ha preso i fatti di natura, le acque e i suoli, le piante e gli animali e li ha portati all\u2019ideale, trasformandoli cio\u00e8 da acque, suoli, piante e animali selvatici, in paesaggi, terreni, colture e allevamenti compagni dell\u2019ideale di umanit\u00e0 che emergeva di tempo in tempo. \u00c8 un cammino di conoscenza contadina che si manifesta nell\u2019azione illuminata, che riesce a far evolvere la terra, a conformare gli elementi chimici e minerali, le proteine e i microbi in supercomunit\u00e0 cooperanti e trasforma cos\u00ec l\u2019ambiente naturale in un organismo ipercomplesso e durevolmente fertile per la produzione di cibo e l\u2019ospitalit\u00e0 della vita. Ovvero in un insieme organico di livello emergente, in una supercategoria emergente da una nuova dimensione.<\/p>\n<p>Per fare questo non basta operare meccanicamente a partire dai singoli elementi da sommare e montare. Tocca infatti concepire creativamente un\u2019immagine organica, un principio soprasensibile plasmatore su cui costruire una nuova realt\u00e0. Sulla scorta di un\u2019ispirazione ideale il contadino ha concesso all\u2019acqua e al suolo lo status di enti ideali attuali. Cos\u00ec accompagnati dal lavoro dei campi, essi insieme conformano umanamente lo stesso humus di natura. L\u2019humus \u00e8 la vita nella terra, che il contadino prende in carico e accompagna creativamente nell\u2019evoluzione. L\u2019humus in natura \u00e8 acqua che, congiunta a una piccola parte di minerale, ha sospeso il suo flusso in una forma solida che si scioglie continuamente in movimenti rinascenti, con i quali assicura la continuit\u00e0 della vita terrestre. L\u2019essere umano \u00e8 capace di umanizzare questo straordinario essere di natura, interagendo creativamente con esso. L\u2019agricoltura iperproduttivista non comprende e degrada l\u2019humus. L\u2019agricoltura che nasce da una scienza immaginativa ha carattere di ispirazione e accompagna invece l\u2019humus in una coevoluzione con l\u2019umano. Nel Genesi \u00e8 Dio a prendere la terra-humus e a farne humus-uomo attraverso i gesti di dare la forma e di soffiare la parola. Sar\u00e0 per\u00f2 il contadino ribelle che, avendo voluto somigliare a Dio, uscir\u00e0 dalla grazia paradisiaca e prender\u00e0 faticosamente l\u2019humus di natura per coltivarlo e farlo evolvere in forme antropiche ideali. Il contadino imparer\u00e0 il segreto della vita con cui creare un humus umano di qualit\u00e0 superiore al prodotto di natura, un superamento della condizione di grazia del paradiso terrestre, che \u00e8 il compito identitario dell\u2019agricoltura. In questo la missione dell\u2019agricoltura \u00e8 sociale e dunque profondamente umana.<\/p>\n<p>La cultura contadina ha riconosciuto l\u2019humus, ha imparato a custodirlo e a farlo evolvere in forme sempre pi\u00f9 complesse. Tale evoluzione \u00e8 stata compiuta da diversi gruppi etnici. Essi non hanno usato l\u2019humus come giacimento da cui estrarre frazioni concimanti, poich\u00e9 per la cultura contadina etnica l\u2019humus \u00e8 la terra madre degli esseri viventi. Oggi possiamo sciogliere l\u2019agricoltura dai legami etnici e permettere all\u2019essere umano nella sua libert\u00e0 individuale ispirata da ideali, una super-comunit\u00e0 ipercomplessa e circolare. L\u2019acqua e la terra, il tempo e lo spazio coincidono nell\u2019humus che \u00e8 sospensione chimica e iper-complessit\u00e0 biologica. L\u2019humus per questo \u00e8 stato definito dall\u2019agricoltura biodinamica status nascendi. \u00c8 questo ente ideale l\u2019origine da cui conformare le frazioni dell\u2019humus, frazioni da cui conformare le supermolecole, da cui conformare le molecole, con cui conformare gli atomi.<\/p>\n<p>In agricoltura le realt\u00e0 ideali sono cos\u00ec esperibili nello spazio ideale tra i fenomeni.<\/p>\n<p>L\u2019azienda concepita come organismo e ispirata da un principio sovrasensibile \u00e8 il punto di partenza per costruire una individualit\u00e0 agricola, qualcosa di emergente rispetto all\u2019organismo. Come l\u2019animale \u00e8 l\u2019immagine ispirativa dell\u2019organicismo, cos\u00ec l\u2019essere umano pu\u00f2 essere l\u2019immagine ispirativa di un\u2019agricoltura della libert\u00e0. Un\u2019azienda individuale sar\u00e0 irripetibile per i suoi suoli, piante, animali e prodotti alimentari. Cibarsi di cibo contadino individuale \u00e8 polare rispetto a cibarsi di materie prime, di commodity. Assaggiare il cibo originale di una individualit\u00e0 agricola permette di esercitare nella diversit\u00e0 dell\u2019assaggio la saggezza umana, che invece \u00e8 minacciata dall\u2019omologazione dei sapori e dei saperi dell\u2019agricoltura iperproduttiva. Ogni generazione contadina ha lavorato per dare all\u2019essere umano il cibo ideale per sostenere le aspirazioni di un momento storico dato. Un compito la cui riuscita non \u00e8 mai scontata.<\/p>\n<p><i>Una scienza ideale per una teoresi ecologista <\/i><\/p>\n<p>Nei contadini si manifesta una coscienza ispirativa che compenetra il mistero e supera i limiti della conoscenza materialistica meccanicistica. Un pensiero umano libero, basato sulla volont\u00e0, prende in considerazione la natura e fonda le condizioni perch\u00e9 essa possa evolversi in una supernatura, ossia in un livello emergente evolutivo della natura. Le piante coltivate, che furono domesticate e accompagnate nell\u2019evoluzione dall\u2019uomo alle origini dell\u2019attivit\u00e0 agricola, sono un esempio straordinario della capacit\u00e0 umana di prendere un fatto di natura e portarlo su un altro piano, su un livello emergente. Ai nostri giorni questo metodo \u00e8 applicato per esempio nelle popolazioni evolutive di cereali e consiste in un miglioramento genetico dei semi attraverso il miscuglio di migliaia di variet\u00e0 diverse, seminate in uno stesso campo per sostenersi a vicenda. Ancora pi\u00f9 si pu\u00f2 lavorare alla rigenerazione delle sementi sulla base di archetipi ideali da concepire e riconoscere tra le manifestazioni delle variet\u00e0 esistenti e da portare concretamente in una pianta ideale, un ideale adatto all\u2019essere umano in un determinato luogo e in un determinato momento storico.<\/p>\n<p>Sono esempi di come si possa creare un livello emergente ideale di manifestazione della natura inserita attivamente nel proprio flusso evolutivo. Il metodo opposto a quello evolutivo \u00e8 quello della manipolazione genetica che, attraverso l\u2019inserimento meccanico di caratteri, isola il fenomeno e trasforma la pianta in una macchina specializzata per rispondere a un singolo problema semplice, incapace per\u00f2 di affrontare e contribuire alle sfide evolutive che si presenteranno. Gli organismi transgenici come gli OGM classici e i nuovi NBT appartengono a quest\u2019ultima categoria e per questo restano i rudimentali strumenti di un\u2019agricoltura di consumo. Allo strumento degradato si cerca di vincolare un agricoltore transumano.<\/p>\n<p>L\u2019essere umano si trova quindi davanti a un bivio: da un lato pu\u00f2 continuare ad alimentare la sub-natura e cedere al transumanesimo, dall\u2019altro pu\u00f2 compiere un passo rivoluzionario e acquisire le facolt\u00e0 per accompagnare la natura verso l\u2019evoluzione. \u00c8 la sfida principale del movimento ecologista, che ora ha bisogno di svilupparsi attraverso una solida fondazione teorica. Occorre per questo una nuova scuola della conoscenza che superi i limiti della conoscenza ordinaria, ma con metodo scientifico. La conquista di un coerente metodo scientifico per ci\u00f2 che non \u00e8 materiale, con le sue soluzioni tecnologiche, \u00e8 uno dei compiti cui la scienza attuale pu\u00f2 ambire. Proprio l\u2019agricoltura \u00e8 la tecnologia dove gli strumenti rigorosi di una scienza ampliata all\u2019ideale possono rendere attuale questa liberazione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Terra e spirito\u00a0Rifondare l\u2019ecologismo con una scienza ideale e un\u2019agricoltura della liberazione \u00e8 il testo scritto da Carlo Triarico per la pubblicazione dell&#8217;Associazione Culturale &#8220;Centro Studi Giuseppe Colucci&#8221; di Penna San Giovanni\u00a0&#8220;La spiritualit\u00e0 della Terra&#8221; a cura di Paolo Bascioni e Roberto Brioschi. Riportiamo di seguito il contributo completo di Triarico. Buona lettura. 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