{"id":15305,"date":"2020-12-04T13:09:37","date_gmt":"2020-12-04T11:09:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.biodinamica.org\/?p=15305"},"modified":"2020-12-04T13:09:37","modified_gmt":"2020-12-04T11:09:37","slug":"come-si-riflette-il-nostro-comportamento-nellecosistema-di-j-m-florin","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/demo.idra.it\/biodin\/come-si-riflette-il-nostro-comportamento-nellecosistema-di-j-m-florin\/","title":{"rendered":"Dalla sezione Agricoltura del Goetheanum: una riflessione di J.M. Florin"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"\/wp-content\/uploads\/Aerial_View_-_Goetheanum1.jpg\"><img decoding=\"async\" src=\"\/wp-content\/uploads\/Aerial_View_-_Goetheanum1-1024x578.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"578\" class=\"alignnone wp-image-15343 size-large\" \/><\/a><\/p>\n<p><em><strong>Jean Michel Florin<\/strong>, a capo della <strong>Sezione Agricoltura del Goetheanum<\/strong>, in un articolo apparso nella rivista Das Goetheanum di Giugno 2020, affronta il tema pi\u00f9 che mai attuale di come il nostro comportamento si rifletta sull&#8217;ecosistema. <\/em><br \/>\n<em>Traduzione a cura di <strong>Angelo Bertea<\/strong>, con l\u2019autorizzazione dell\u2019autore.<\/em><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">Questa crisi, che ora, nell\u2019attenzione generale, ha preso il posto della crisi climatica e di quella ambientale, mostra in modo impressionante molti punti deboli del nostro stile di vita moderno: ecologico, economico, politico, finanziario, sociale e anche spirituale.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">Un aspetto di questa crisi \u00e8 il nostro rapporto con la natura, che \u00e8 ancora oggi ampiamente manifesto nella distruzione di spazi e esseri viventi. In molti articoli diversi autori si appellano per una nuova riformulazione del nostro rapporto con la natura e la terra. Voglio ora far luce su alcuni aspetti dal punto di vista agricolo.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">Per gli agricoltori, cosi come per gli ecologisti, la pandemia COVID 19 non arriva inaspettata. Da piu\u2019 di 20 anni c\u2019\u00e8, quasi ogni anno, una nuova malattia tra gli animali da allevamento: influenza aviaria, quella dei maiali (entrambi, come il Covid 19, sono saltate sull\u2019uomo), la febbre catharalle nelle pecore, etc. Quasi ogni tipo di animale \u00e8 stato colpito da una di queste epidemie. Anche nelle piante coltivate si moltiplicano negli ultimi tempi malattie da virus, batteri e da funghi, soprattutto sulla scia dl riscaldamento globale: ad esempio la xilella, che in sud Italia ha ucciso migliaia di vecchi olivi in poco tempo. Qualcosa sembra sfuggire di mano rispetto alla salute degli esseri della natura, mostra un generale indebolimento degli esseri viventi, anche dell\u2019uomo, causato soprattutto dall\u2019inquinamento ambientale. Allo stesso tempo aumenta il tasso delle epidemie e la loro virulenza. Tra il 1940 e il 2000, il numero delle malattie infettive \u00e8 quadruplicato. Questo mostra quanto \u00e8 urgente la necessit\u00e0 di una nuova comprensione del vivente e di un nuovo comportamento nei suoi confronti. Si cercher\u00e0 probabilmente invano la vera origine dall\u2019attuale pandemia COVID 19: attualmente esistono molteplici ipotesi, spesso sono uno specchio del nostro proprio modo di vedere il mondo.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">LA PAURA DELLA NATURA<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">Alcuni esperti che il virus da un pipistrello, tramite un pangolino(?), sia arrivato ai commercianti e clienti di un mercato di Wuhan, dove molti animali selvatici o d\u2019allevamento, sono venduti vivi. Questa opinione segue la rappresentazione di una natura pericolosa, e delle dubbiose abitudini alimentari cinesi. Gi\u00e0 per l\u2019influenza aviaria ci furono simili ipotesi, cio\u00e8 a dire, che \u00e8 colpa degli animali selvatici: molti rapporti affermavano che proveniva dall\u2019Asia portata da uccelli migratori. Questo punto di vista \u00e8 improbabile dato che gli uccelli migratori vanno da nord verso sud, mentre l\u2019aviaria si \u00e8 diffusa da est verso ovest. In realt\u00e0 una grande parte della popolazione ha una indefinita (irrazionale) paura della natura selvaggia. Questa paura porta ad agire per limitare, controllare, o addirittura sterminare la natura: lo constato quotidianamente come vero questo atteggiamento, per lo piu\u2019 inconscio, nella mia zona, un villaggio in Francia. Tutte le \u201cerbacce\u201d sono eliminate, i prati tagliati anche quando non ha senso, le more selvatiche costantemente estirpate. Nel suo libro \u201cLa paura della natura\u201d, Fran\u00e7ois Terrasson descrive questa paura ancestrale, e conclude che dovremmo integrare in noi anche l\u2019altro suo lato, opposto ma positivo: l\u2019amore per la natura.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">Cosi visto il virus \u00e8 parte di una pericolosa natura esterna, che, come altri parassiti (insetti, batteri, erbacce. etc.) sono da sterminare \u2013una specie di guerra che l\u2019agricoltura industriale efficacemente controlla. Il presidente francese Macron ha chiamato la popolazione ad affrontare una guerra: come possiamo creare le condizioni in modo tale che noi esseri umani, e in particolare i nostri bambini, possiamo superare questa paura della natura, che spesso ci porta ad avere un atteggiamento bellicoso?<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">SE UNA FERITA NON GUARISCE<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">Se si esamina ulteriormente l\u2019ipotesi \u201cpipistrello\u201d, si arriva ad interessanti relazioni. Uno studio del 2010 gi\u00e0 mostrava che la riduzione di biodiversit\u00e0 viene accompagnata da un aumento delle malattie infettive: la riduzione della biodiversit\u00e0 \u00e8 sempre legata con la distruzione dei biotopi. Come risultato di questa distruzione, le restanti specie animali si avvicinano agli insediamenti abitati e quindi all\u2019uomo. L\u2019esempio della borreliosi, che \u00e8 saltata fuori negli USA, ci aiuta a meglio capire questa realt\u00e0.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">Questa malattia appare negli anni \u201980 nella citt\u00e0 di Lyme, nel Connecticut, si espande velocemente negli USA, ed \u00e8 da piu\u2019 di 30 anni presente anche in Europa. Secondo gli studiosi di ecologia, la borreliosi si \u00e8 velocemente diffusa in Nord America nell\u2019ultimo secolo, in relazione con il forte sviluppo del suo ospite, la zecca.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">Con la colonizzazione del Nord America, l\u2019est del paese fu intensamente disboscato per produrre carbone per l\u2019industria e sviluppare l\u2019agricoltura. All\u2019inizio del 1800 non c\u2019erano quasi pi\u00f9 alberi n\u00e9 boschi in questa regione. Nei boschi prima vivevano i cervi, e i loro predatori (cojote, puma, e altri); senza pi\u00f9 boschi ci furono molti meno cervi e i predatori furono uccisi dai cacciatori. Tra la fine del XIX\u00a0 e l\u2019inizio del XX secolo sia l\u2019industria che l\u2019agricoltura abbandonarono la regione: i boschi rimasti furono messi sotto protezione e si espansero di nuovo. I cervi, e le zecche (che vivono su cervi e caprioli), tornarono a popolare queste zone, ma i cervi, senza pi\u00f9 la presenza dei predatori, si svilupparono senza freni. Gli opossum, che prima mangiavano le zecche su diversi animali, furono anche loro sterminati, e il loro posto nella catena alimentare, preso dai topi, che pero non possono ridurre il numero delle zecche. L\u2019uomo ha poi cominciato a costruire case in queste campagne, venendo in un sempre pi\u00f9 vicino contatto con gli animali selvatici, e anche con le loro zecche e il batterio della borreliosi. Il microbiologo Norbert Gualde descrive la situazione come segue: c\u2019\u00e8 stata la distruzione di uno spazio di vita, l\u2019habitat pu\u00f2 poi ricostruirsi, ma la cicatrice non \u00e8 completamente guarita, rimane aperta e si infetta (suppurazione).<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">Questa descrizione possiamo ancora applicarla cos\u00ec: in realt\u00e0 tutti gli esseri viventi, anche i microrganismi, sono parte (o \u201ccellule\u201d) di pi\u00f9 grandi organismi: dell\u2019organismo \u201cpaesaggio\u201d, esso stesso parte, organo, dell\u2019organismo della Terra. Quando quest\u2019ultimo subisce grosse ferite, o addirittura completamente distrutto, vengono distrutti anche complessi cicli naturali tra il terreno, le piante e gli animali: i microrganismi (batteri, virus, malattie fungine, etc.) possono svilupparsi senza freni (processo di suppurazione), e diventano \u201cdannosi\u201d, perch\u00e9 non sono pi\u00f9 legati ad un organismo di livello superiore.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">Cos\u00ec si pone un\u2019altra domanda: come possiamo formare e curare un organismo di paesaggio, cos\u00ec che batteri, virus, malattie fungine, etc. siano legati in cicli naturali tali da renderli meno dannosi?<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">Un\u2019altra ipotesi sull\u2019insorgenza del COVID 19, \u00e8 quella che potrebbe provenire dagli allevamenti intensivi presenti in Cina. Infatti l\u2019allevamento di enormi masse di animali, in luoghi sterili, ha aumentato notevolmente la sensibilit\u00e0 di questi animali per virus e batteri; proprio per questa ragione questi animali cosi sfruttati ricevono antibiotici in massa per prevenire qualsiasi malattia batterica. Questo, d\u2019altra parte, favorisce lo sviluppo di batteri multi-resistenti, che in Germania causa ogni anno migliaia di morti. Sfortunatamente questo fatto non viene preso altrettanto seriamente come il COVID 19! L\u2019agricoltura industrializzata preme in ogni parte del mondo per lo sviluppo di mono-colture (cereali, caff\u00e8, kakao, etc). Il biologo Fran\u00e7ois Moutou descrive come questo tipo di agricoltura crea un mondo per la diffusione di germi patogeni. \u201cIn un prato dove crescono un centinaio di piante diverse, un virus pu\u00f2 andare perso, ma in un campo di mais di 10 ettari, se si collega con le cellule della pianta, pu\u00f2 diffondersi senza ostacoli\u201d.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">Qui incontriamo davvero un altro aspetto dei su citati problemi: negli allevamenti intensivi cosi come nelle mono-colture, animali e piante sono prodotti come in una fabbrica, totalmente isolati dal loro organismo paesaggistico naturale.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">Ci sono ulteriori ipotesi, come quella del premio Nobel Luc Montagnier, secondo il quale il virus potrebbe provenire da una prova con il virus dell\u2019AIDS, dal laboratorio P4 in Wuhan. Queste ipotesi sono particolarmente apprezzate dalle persone che condividono l\u2019immagine di una cattiva \u201cBig Pharma\u201d, che fa esperimenti con gli elementi della natura.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">Devo ammettere che non so quale di queste ipotesi si possa applicare al COVID 19, per\u00f2 ognuna di queste corrisponde con alcune epidemie del passato. Pertanto, al fine di prevenire tali epidemie, \u00e8 necessario preparare un futuro che possa gradualmente superare tali situazioni. L\u2019agricoltura biodinamica, cosi come l\u2019approccio agro-ecologico, aprono per questo interessanti prospettive, che voglio ora brevemente illustrare.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">DALLA GUERRA ALL\u2019INTEGRAZIONE<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">Come possiamo sviluppare un nuovo atteggiamento nei confronti della Natura, invece di avere paura di ci\u00f2 che spesso vediamo come qualcosa al di fuori di noi? Questo significa n\u00e9 avere paura della natura e dominarla ovunque tecnologicamente, n\u00e9 volerla rinchiudere e proteggerla in Riserve senza farne parte. Come si pu\u00f2 superare la dualit\u00e0 tra uomo e natura?<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">Prima di tutto ognuno di noi deve riconoscere che egli stesso, nella sua fisicit\u00e0, \u00e8 anche Natura. Noi siamo ancora abituati a differenziare facilmente tra Natura e Cultura, ma come molto bene ci dimostra l\u2019antropologo Philippe Descola,, queste due categorie non sono n\u00e9 antiche n\u00e9 universali: hanno avuto origine in Europa nel periodo dell\u2019Illuminismo.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">Ci sono altre visioni del mondo, che guardano alla Terra come ad un essere vivente, una Madre, e l\u2019umanit\u00e0 come suoi fratelli e sorelle. L\u2019approccio antroposofico differenzia questa visione, mostrando che ogni essere (pianta, animale o essere umano) si trova diversamente nel mondo. Lo Spirito nelle piante si incarna (si manifesta?) nella metamorfosi dei suoi organi nel tempo, negli animali nella perfezione della specializzazione dei suoi organi. L\u2019uomo, che \u00e8 l\u2019essere meno specializzato, ha la possibilit\u00e0 di disporre liberamente di una parte delle sue forze spirituali e creatrici: gli danno l\u2019opportunit\u00e0 di lavorare attivamente con gli altri regni della natura, di progettare e di portare cose nuove nel mondo. Questa visione, per cui ogni regno naturale ha un compito particolare nell\u2019insieme della Natura, \u00e8 uno dei fondamenti dell\u2019agricoltura biodinamica.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">La storia dell\u2019agricoltura ci mostra come l\u2019uomo, da molto tempo ormai, ha formato e curato la natura della Terra. La nostra immagine romantica della natura primordiale da un lato, e della natura dominata dall\u2019uomo dall\u2019altro, \u00e8 sbagliata. L\u2019umanit\u00e0 ha partecipato alla costruzione di quasi tutti i paesaggi della Terra, qualche volta con un atteggiamento pi\u00f9 comprensivo, altre volte con uno pi\u00f9 dominante. Nell\u2019agricoltura biodinamica viene ricercato un atteggiamento di integrazione: questo significa che nell\u2019azienda agricola, costruita, modellata come un \u201corganismo superiore\u201d, tutti gli esseri viventi sono i benvenuti, ogni pianta, ogni animale dovrebbe poter crescere e\/o vivere nella propria stimolante atmosfera. Ogni essere della Natura , pianta o animale che sia, non pu\u00f2 esistere da solo: \u00e8 sempre parte di un pi\u00f9 grande \u201cinsieme\u201d che deve essere preservato e modellato. Gli animali e le piante sono due esseri complementari, e anche i microrganismi, che abitano simbioticamente ogni essere superiore, appartengono a loro.\u00a0 Ed \u00e8 cos\u00ec, quando le piante, per esempio, non \u201ctrovano\u201d l\u2019animale, si sviluppano e prosperano di meno.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">L\u2019ideale di un Organismo agricolo \u00e8 una unit\u00e0 altamente differenziata al suo interno. Questo Organismo \u00e8 una grossa sfida, ma anche un appassionante via di innovazione \u2013 in particolare per gli agricoltori che vogliono convertire una monocoltura nel metodo biodinamico, come oggi, per esempio, molti viticoltori e frutticoltori. Gli agricoltori mantengono o addirittura creano, se non esistono, degli habitat appropriati per ogni gruppo di animali, come uccelli o particolari animali selvatici.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">In relazione ai microrganismi Rudolf Steiner ci dice che esiste una relazione tra le malattie fungine e altri microrganismi, da un lato, e zone e prati umidi dall\u2019altro. Ecco perch\u00e9 questi elementi del paesaggio sono importanti in un\u2019azienda agricola, affinch\u00e9 i microrganismi, i batteri e i funghi che causano malattie, possano avere un loro posto. Un modo di vedere integrativo! Di solito si tenta di distruggere tutti i virus, i batteri e cos\u00ec via: ci si pu\u00f2 domandare se non c\u2019\u00e8 una relazione tra la distruzione in Europa di quasi il 90% dei biotopi umidi, e l\u2019incremento delle malattie fungine e delle varie malattie infettive. Il principio per cui ogni essere vivente deve avere un suo spazio, aumenta la diversit\u00e0 della vita, e promuove la costituzione di \u201cintime relazioni\u201d di vita tra i diversi esseri. Questo atteggiamento \u00e8 molto difficile da far accettare agli agricoltori che iniziano la conversione al metodo biodinamico. \u201cNella mia azienda devo dare spazio a funghi, batteri e ad altri microrganismi, quando prima, nel convenzionale ho penato per liberarmene usando molti veleni (fungicidi, pesticidi e antibiotici)?\u201d Altrettanto importante \u00e8 il cambiamento radicale dell\u2019atteggiamento da avere nei confronti della Natura: per raggiungerlo dobbiamo interessarci di tutti questi esseri. Passo da un \u201catteggiamento di guerra diffusa\u201d ad un \u201catteggiamento di benvenuto\u201d: tutti gli esseri hanno il permesso di avere un posto nella mia azienda! Questa intenzione crea un\u2019altra atmosfera nell\u2019azienda, che viene direttamente percepita, notata sul piano animico:\u00a0 \u201cMi sento bene qui\u201d, dicono i visitatori, senza poter osservare esattamente da dove questo sentimento proviene. In un suo contributo il dott. Thomas Hardmuth spiega come i virus vivono a livello dell\u2019anima come esseri atmosferici: l\u2019aver paura favorisce i virus e contemporaneamente indebolisce le nostre difese immunitarie. Al contrario, un atteggiamento \u201cintegrativo\u201d nei confronti della Natura, e la creazione concreta di una \u201catmosfera astrale\u201d positiva, potrebbero contribuire molto alla prevenzione dei virus \u201ccattivi\u201d.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">PROGETTARE IL PAESAGGIO<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">Sulla base di questo principio, il paesaggio viene ad essere progettato differentemente: invece di una separazione tra le superfici produttive e le aree naturali protette, il paesaggio viene strutturato e suddiviso in modo che la Natura (nel senso di locale sviluppo spontaneo) e la Cultura (nel senso di interventi dell\u2019uomo) si interpenetrano reciprocamente. Questo \u00e8 ci\u00f2 che ogni agricoltore biodinamico prova di realizzare nel proprio organismo aziendale, coltivando insieme piante e animali, in modo che sviluppino il loro potenziale \u2013cio\u00e8 produrre cibo- e poter vivere in dignit\u00e0: insieme con la Terra dovrebbero creare un circolo che sviluppa la fertilit\u00e0.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">Un ulteriore principio essenziale della progettazione, \u00e8 la cura delle zone intermedie (o della loro creazione, se mancano). Questi biotopi (siepi, bordure di boschi, fossi, etc.) offrono la pi\u00f9 alta biodiversit\u00e0, e giocano un simile ruolo a quello che svolge la membrana cellulare nel nostro corpo. Sono organi di percezione e di collegamento tra i diversi elementi del paesaggio: cos\u00ec, passo dopo passo, l\u2019azienda agricola viene formata come un Organismo resiliente.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">PERCEPIRE E AGIRE IN MODO PERIFERICO-ATMOSFERICO<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">C\u2019\u00e8 ancora un ulteriore aspetto da considerare. Le ultime grandi crisi, il cambiamento climatico con il riscaldamento terrestre e l\u2019inquinamento dell\u2019aria, cos\u00ec come il Covid 19, hanno qualcosa in comune: non appaiono centrati-puntiformi, ma provengono \u201catmosfericamente\u201d dall\u2019ambiente. Fisiologicamente riguardano i nostri organi del respiro, che ritmicamente ci collegano al mondo: per questo sono anche una sfida al nostro modo di pensare \u201ccausale\u201d, che mette sempre in una linea causa ed effetto. Possiamo pensare e agire in modo \u201critmico e atmosferico?\u201d<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">Agli inizi del XX secolo R. Steiner ha parlato dell\u2019Io periferico, con la citazione: \u201cL\u2019Io dell\u2019uomo vive nella legge delle cose\u201d. Cosa significa in concreto per il lavoro biodinamico? Posso sperimentare il mio Io un po\u2019 meno centrato, e un po\u2019 pi\u00f9 periferico, e di conseguenza agire?<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">Ora un aneddoto personale. Un po\u2019 di tempo fa ho visitato un viticoltore in Corsica che voleva convertire l\u2019azienda in biodinamica. Egli mi raccont\u00f2 della sua grande sorpresa quando vide che il consulente biodinamico, invece di guardare concretamente al terreno e alle piante e di porre domande, silenziosamente cominci\u00f2 a camminare nei campi. Solo dopo il viticoltore comprese che il consulente voleva percepire l\u2019atmosfera del posto. Rispetto al vedere, l\u2019odorare \u00e8 un senso atmosferico per eccellenza, che percepisce analiticamente e pi\u00f9 focalizzato. Pratichiamo e rafforziamo la percezione delle atmosfere, oppure odoriamole!<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">In questo modo possiamo meglio comprendere i preparati 500 e 501, che in piccle dosi vengono dinamizzati in acqua e distribuiti al terreno o nell\u2019aria: sono preparati \u201catmosferici\u201d, che agiscono perifericamente \u2013ma possiamo anche dire etericamente. Per questo qualche agricoltore, all\u2019inizio della conversione, \u00e8 deluso, perch\u00e9 si aspetta un immediato e visibile effetto: devono apprendere a percepire atmosfericamente. Pu\u00f2 anche essere che l\u2019effetto si manifesta prima nella percezione della qualit\u00e0 del prodotto. Un sommelier una volta ha scritto a proposito dei vini biodinamici: \u201cHanno qualcosa di particolare. Di strano, mi danno emozioni!\u201d Cos\u00ec, nell\u2019agricoltura biodinamica, da tanto tempo lavoriamo \u201cperifericamente\u201d, spesso senza averne veramente coscienza.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">Con questo veniamo ad un principio della biodinamica: l\u2019uso dei preparati biodinamici, con le giuste azioni adatte localmente, promuovono in modo olistico la salute e la resilienza delle piante, rendendo pi\u00f9 forte il loro collegamento con il luogo di crescita (terra e cosmo) e con la loro identit\u00e0 (tipo). Queste piante sono la base della salute degli animali e dell\u2019azienda. Ci sono persone che notano come un\u2019azienda biodinamica costruisce una unit\u00e0, un insieme: la propria resilienza \u2013l\u2019atmosfera- \u00e8 migliore, la salute cresce e anche la capacit\u00e0 di riprendersi dopo una tempesta. Un\u2019attuale studio mostra come uve biodinamiche hanno una migliore resistenza all\u2019oidio delle uve convenzionali.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">Queste applicazioni sono esempi di ulteriori sviluppi che le sfide del tempo ci stanno chiedendo: come possono questi principi \u201catmosferici\u201d, essere ancor pi\u00f9 applicati, in armonia con la Natura, per curare il nostro paesaggio, \u201cil volto della Terra\u201d? Un recupero olistico dei nostri organismi paesaggistici darebbe un grosso contributo per superare le diverse crisi ambientali e sanitarie del nostro tempo.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Jean Michel Florin, a capo della Sezione Agricoltura del Goetheanum, in un articolo apparso nella rivista Das Goetheanum di Giugno 2020, affronta il tema pi\u00f9 che mai attuale di come il nostro comportamento si rifletta sull&#8217;ecosistema. Traduzione a cura di Angelo Bertea, con l\u2019autorizzazione dell\u2019autore. 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